giorno 10

|| spunto 10 ||
Mettersi a dieta.
Ma sei pazza?, starai pensando, Ma secondo te mi metto a dieta in questo periodo? Aggiungere altro stress ad una situazione già super stressante di suo?
Lo ammetto, quando ho sentito Alessandra & Giulia accennare al fatto che fossero a dieta, ho avuto la stessa identica reazione.
Ma poi mi sono ricordata di un commento letto al volo sulla pagina facebook di Chiara e, facendo 2+2, ho capito che hanno ragione loro.
Ecco quindi, dei buoni motivi per mettersi a dieta durante la quarantena.
  1. Pensaci, è un'occasione irripetibile: nessun aperitivo con gli amici, nessuna cena fuori, nessun dopo cena al pub, nessun collega che porta le paste in ufficio perché è il suo compleanno, nessuna possibilità di mangiare cornetto e cappuccino al bar: ma quando ti ricapiterà di avere un periodo più favorevole di questo? (mai più, si spera).
  2. Hai tutto il tempo di seguire alla lettera le ricette della dieta. E prepararle per bene. Magari riesci pure a produrre qualcosa di gustoso.
  3. Puoi programmare i pasti sempre alla stessa ora.  
  4. Quella volta alla settimana che vai a fare la spesa, comprerai ovviamente solo alimenti previsti dalla dieta. E nessuno potrà compromettere la tua missione, dato che non è permesso alla zia di fare una lasagna e portartela a casa, o all'amico appassionato di pasticceria di farti assaggiare la sua ultima torta.
  5. Puoi dormire quelle ore raccomandate da tutti i nutrizionisti, quelle 7-9 ore di sonno che, nella vita normale, non dormiresti mai (ah, questo vale solo per chi non ha figli perennemente svegli, naturalmente).
  6. I trattamenti a casa: fanghi, scrub, bendaggi... ora hai tempo, non hai scuse per non farli. 
  7. E poi, dato che non riesci ad allenarti granché tra le mura domestiche, mangiare meno non ti fa di sicuro male.
Chiunque (soprattutto noi femminucce), almeno una volta nella vita, ha pensato: non esco più di casa finché non dimagrisco.
Ecco, ora ne abbiamo l'opportunità. Perché sprecarla?

|| racconto 10 ||
(datato anno 2002)
- prima parte - 
Sdraiata. Inerme. Esanime. Pancia in su, occhi spalancati. Notte a quaranta gradi. Giugno.
Ada non riesce a dormire. Indossa una camicia da notte leggera, da bambina. Pensa che sarebbe carino se una volta almeno accadesse: se succedesse di addormentarsi nel modo sbagliato e risvegliarsi in quello giusto.
Pensa che a volte non si dovrebbe aprire il cassetto dei sogni e, contemporaneamente, lo sportello dei ricordi.
E, come se non bastasse, c'è anche la nicchia degli affari in sospeso. Lì stanno i quaderni di pensieri non finiti, gli adesivi ancora da attaccare, il libro comprato e mai letto, quello cominciato e da terminare. Ci sono gli oggetti da lavandino, un regalo, ancora dentro scatole di cartone. Ci sono le penne che scriveranno un altro po', poi basta. Le cartoline mai spedite. 
Incredibile quanta roba Ada riesca a stipare nella nicchia degli affari in sospeso.
Ada inizia a contare le gocce di sudore fra il collo e il petto. Prova a mettersi le cuffie, ascoltare un po' di musica. Si trova in quello stato d'animo di chi è sul punto di________, ma non riesce. 
In notti così, è sufficiente pensare, per sudare.
Che fare?
Mettere in ordine la nicchia degli affari in sospeso, magari? 
Mettere in ordine pensieri idee e problemi, abbandonati a loro stessi? Non sarebbe una cattiva idea, di certo da soli a posto non ci vanno.
Altrimenti spolverare qualche ricordo, sciacquando via il tempo depositato sopra con qualche lacrima, e asciugarlo con qualche risata.
Ada opta per la nicchia.
La prima cosa che le salta agli occhi è una lettera.
Non avrebbe mai pensato di rileggerla, a distanza di un anno. Soprattutto perché contiene una situazione ancora lì, ancora in bilico tra ciò che si poteva fare, e ciò che non è stato fatto.
La lettera scritta dal suo migliore amico, giace nella nicchia degli affari in sospeso: tutti quei problemi di un anno prima ci sono ancora, e non sono stati affrontati, non c’è modo di archiviarli.
Ma Ada pensa che arriverà la soluzione, basta non cercarla. Chi cerca, questo lo ha capito, non trova.
Poi ci sono quei due libri. Uno da finire, l'altro addirittura da iniziare. Stanno lì da mesi.
La questione libri però è facile da risolvere: è sufficiente spostarli sul comodino: fatto. All'indomani li avrebbe visti e letti.
Poi ci sono quei graziosi oggettini da bagno. È stupefacente, sembrano appena ricevuti, quegli oggetti, sebbene siano doni dell'ultimo compleanno, quindi di alcuni mesi prima.
Come mai li aveva lasciati nelle scatoline? "Perché non so cosa farmene", si giustifica. Rimarranno ancora un po' lì.
Ci sono anche quelle penne. "Queste mi serviranno, nelle ore ancora più buie. Quando i pensieri li ordinerò sulla carta. Sembrano più frequentabili, i pensieri, quando sono scritti".
Le cartoline. Per quelle non c'è speranza: vecchie, di due anni prima. "Quanto tempo è che non vado in vacanza", si domanda Ada, "ma com'è possibile che siano due anni? Dal viaggio di maturità?"
Ada getta nel secchio argentato le cartoline della montagna e quelle del mare. La sfiora il pensiero che secondo il feng shui, il suo cestino della spazzatura possa trovarsi nell'angolo della serenità, ed ecco perché tutto va a puttane. "Così sì che avrebbe senso!", pensa.
In una busta a fiori, Ada trova carta da lettere e adesivi. Carta per le lettere ancora da scrivere – quindi ufficialmente in sospeso – e adesivi che sul motorino stanno male e sul vetro della finestra pure peggio. Non ha neppure più un diario dove appiccicarli come faceva al liceo.
Un adesivo in particolare, la riporta improvvisamente al ricordo di un antico amore. Senza pensarci un attimo, apre lo sportello dei ricordi e ce lo schiaffa dentro, per non vederlo più.
"Ma perché non butto tutto?", si scopre a domandarsi. E invece Ada non butta via niente e quegli oggetti e quei pensieri e quei dubbi e quei rimandi, rimangono in bilico, nella nicchia.
I quaderni dove scrive. Ce ne sono quattro: uno è in dirittura d'arrivo, un altro a metà, i due restanti appena cominciati. Ada immagina con orrore che un giorno potrebbe morire all'improvviso, e qualcuno potrebbe leggere quei pensieri, quegli stati d'animo, quelle parole sparse e a volte confuse a volte no, lucide o molto meno. Non le piace l'idea di qualcuno che spia nella sua anima. Nemmeno dopo morta. Quelle parole sono parole spudorate: sogni, pensieri, paure, desideri, ossessioni, confidenze, segreti.
"Potrei bruciarli.", ipotizza Ada. Poi però pensa anche che spera di morire parecchio più in là, e che quindi avrà tempo di farli sparire. Ma poi cosa gliene fregherà da morta, di quello che la gente leggerà di lei, non si sa. Eppure gliene importa.
Sulla pagina dopo è annotato un lungo sogno, che porta la data di sei mesi prima.
"Che faccio, lo leggo?", si domanda. 
E, effettivamente, inizia a leggere.
- fine prima parte -
- domani, la seconda -

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