giorno 14

|| spunto 14 ||
L'abbiocco postprandiale (come evitarlo).
Uno dei nemici più ostici da fronteggiare, quando si lavora da casa, è l'abbiocco del dopo pranzo.
Che verrebbe comunque, anche in ufficio, ma lì saremmo obbligati a mantenere un contegno e ricacciarlo via. A casa, invece, la tentazione di buttarsi un paio di minuti (che magicamente diventano un paio d'ore) a pisolare sul divano, sembrerebbe ineluttabile come Thanos.
Che fare? In un altro contesto, ti avrei suggerito di scendere al bar e prendere un caffè: l'aria fresca e quattro passi sono un toccasana. Tienilo come suggerimento per quando finirà la quarantena.
Ecco alcuni sostitutivi del caffè al bar.
  • Se hai un balcone, un terrazzo o un giardino, preparati il caffè e bevilo fuori. Poi, passeggia dieci minuti.
  • Se, come me, non hai nessuno spazio esterno privato, scendi a buttare la spazzatura. Non fare l'errore di scendere dopo cena perché le serate sono così belle adesso: la spazzatura ti serve per prendere aria dopo mangiato.
  • Se hai già buttato la spazzatura perché puzzava, dopo aver preso il caffè, di nuovo, cammina. In casa. Sì. Avanti e indietro come un pirla
  • Fai qualche circonduzione del collo o un po' di stretching.
  • Lavati i denti prima di rimetterti a lavorare.
  • Qualcuno dice che 10 minuti di micro-pisolino, siano efficaci: per me non funziona, magari per te sì. Punta la sveglia, però!



|| racconto 14 ||
(datato anno 2004)
- prima parte -
Atene, agosto.
"Dove pensi di portarmi?", stava chiedendo Sofia a Sebastian.
La vecchia BMW planava leggera tra le ampie strade ateniesi, a dispetto di quell'aria massiccia da carro funebre, con la carrozzeria nera e i sedili rossovellutati.
Sofia cascava dal sonno, erano le quattro passate del mattino di un caldissimo sabato notte di agosto. Lei era sveglia dalle otto del giorno prima. Troppe ore, iniziava ad accusare una certa stanchezza. Sebastian aveva, al contrario. l'aspetto di uno cui fosse appena stata somministrata una flebo di Red Bull.
In più non sembrava avere nessuna intenzione di risponderle. Guidava allegramente, mantenendo alto il volume dell'autoradio, che emetteva la musica più commerciale che si potesse immaginare. Sofia, spazientita sebbene irragionevolmente tranquilla, aveva voltato la testa e appiccicato il naso al finestrino, tentando di tenersi sveglia concentrandosi sull'osservazione di quel paesaggio, per lei del tutto nuovo.
Atene era cambiata, dall'ultima volta. La macchina stava giusto passando il Villaggio Olimpico, progettato da Calatrava, appositamente per le olimpiadi di quell'estate.

Roma, ottobre 2004.
Erano passate da appena un paio di mesi le olimpiadi, ma il ricordo di quella notte pareva già così lontano. Così l'estate, quella musica squillante, e le strade di Atene. Anni luce lontani, eppure rieccola nella medesima situazione, o quasi.
Stavolta era Sofia a guidare. Non una BMW, la sua sua nuova Opel. Sebastian sedeva accanto a lei e parlava veloce e fitto come uno speaker della radio. Sofia aveva lo sguardo fisso sui sampietrini che lastricavano la strada che le ruote sembravano ad ogni metro appiattire. Il Colosseo riempiva violaceo buona parte del panorama.
- Speedster? Questa macchina si chiama Speedster? Come... quello di Luke Skywalker?
- Naaa quello era lo Speeder.
- Ah. Peccato. Sono un po' deluso. Lo sai che nella prima versione della sceneggiatura, lui si chiamava Luke Starkiller? Pensa quanto sarebbe stato più cattivo. Pensa a Guerre Stellari con Luke interpretato da uno tipo Vin Diesel.
Sofia gli aveva lanciato un'occhiataccia, ma non gli aveva risposto. Ora stavano passando di fronte alla basilica di Santa Maria Maggiore.
Sebastian aveva ripreso a parlare.
- Vin Diesel è un po' troppo, siamo d'accordo. Piuttosto, se cambiamo attore per Luke dobbiamo cambiarlo anche per Leia. Non credi?
Ora, accanto a loro, dormiva la stazione Termini.
- Che giro stai facendo Sofia?
Sofia si stava dirigendo verso Piazza della Repubblica.
Dallo stereo facevano coraggiosamente capolino le prime note di Run Like Hell.

Atene, agosto 2004.
Quell'estate Sebastian beveva solo vodka: liscia e a temperatura polare.
Finalmente avevano parcheggiato, in una vietta molto interna, raggiunta attraverso una serie di piccole strette stradine in salita, di un imprecisato punto della capitale greca.
- Non siamo in un posto losco,
aveva specificato Sebastian, scendendo dalla macchina, a seguito delle proteste di Sofia. Poi si era affrettato a raggiungere la portiera della ragazza, per agevolarle l'uscita.
Cavalleresco, aveva pensato Sofia tra sé, che ragazzo educato.
Sebastian era più che educato: si comportava al limite del servizievole. Prima l'aveva recuperata al porto a tarda sera, nonostante lei lo avesse avvisato solo poche ore prima del suo imminente arrivo; poi si era caricato spontaneamente la pesante borsa della ragazza, per la non troppo breve distanza che intercorreva tra la banchina e il parcheggio adiacente al Pireo; infine le aveva fatto da guida durante la gita automobilistica per la città, di cui Sofia conosceva molto poco.
- In cima a questa collina c'è il Partenone!,
aveva annunciato trionfalmente Sebastian.
- Ah, quindi mi stai portando al Partenone.
- Precisamente.
Aveva concluso Sebastian, aprendo nel frattempo la porta del piccolo pub dove frattanto erano arrivati:
- Ma prima, facciamo un brindisi!
Una vodka liscia e un Vodka Peach Bellini…, aveva comandato (parlando in greco), al ragazzo che era arrivato al tavolo a prendere le ordinazioni, …con una spruzzata di granatina, aveva aggiunto, strizzando l'occhio a Sofia.
Una volta che i drink erano arrivati, lei si chiese come avesse fatto lui a ricordarsi il suo cocktail preferito.

Roma, ottobre 2004.
Gli zampilli dell'acqua della fontana di Piazza della Repubblica si riflettevano sui finestrini della Opel di Sofia. 
Dopo due giri della piazza, aveva imboccato via Nazionale, illuminata quasi a giorno.
- Dove andiamo?
- Al centro.
- Ma ci siamo appena stati.
- Cambiamo centro. Prima siamo stati a Campo de' Fiori, ora ti porto a via del Governo Vecchio.
- Cosa c'è a Via del Governo Vecchio?
- Un posto.
- Che posto?
- Un bar carino.
- Sofia, no, per favore.
- Tu mi aspetti in macchina. Ho solo una foto, ma non ti preoccupare. Missione semplice.
Anche questa volta, come quella notte ad Atene, erano quasi le cinque del mattino.
La macchina di Sofia continuava a sobbalzare sui sampietrini. Passando di fronte ai Mercati di Traiano, Sebastian non aveva potuto fare a meno di notare una grande scultura a forma di testa, distesa su un camion.
- Ferma un po'... non ti pare un Mitoraj, quello lì?
Sofia aveva frenato, di fronte all'hotel dal lato opposto della strada. Appena davanti all'ingresso dei Mercati di Traiano, c'erano un paio di grossi camion, uno dei due era sormontato da un volto alto diversi metri e largo in proporzione: era poggiato su un fianco, come una testa che dorma su un cuscino.
Sofia era scesa dalla macchina e Sebastian l'aveva seguita.
"Non potete parcheggiare qui, ehi, dico a voi!"
Il braccio destro di Sebastian era stato improvvisamente accalappiato da una mano guantata.
L’usciere dell'hotel non aveva apprezzato quella mossa. "Cinque minuti e ce ne andiamo", aveva piagnucolato Sebastian. Al che l'uomo aveva lasciato la presa con una rassegnazione benevola, come di uno che non è abituato a trattar male la gente: "Ma che siano cinque minuti, ragazzi".
"Guarda Sebastian, hanno lasciato aperto... entriamo, che ne dici? Sarà divertente, come due mesi fa al Partenone!"
Nessuno li aveva arrestati quella volta ad Atene, perché andarsela a cercare?, si domandava Sebastian, Vabbe' che Sofia col lavoro che fa, sai cosa gliene importa, aveva concluso tra sé.
- fine prima parte -
- domani, la seconda -





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