giorno 18

|| spunto 18 ||

Il terzo weekend in quarantena.
Nei giorni scorsi, ho condiviso in questo spazio alcuni tutorial. E così ho pensato: ecco come possiamo trascorrere questo weekend, facendo tutorial a nostra volta!
C'è, sicuramente, qualcosa in cui ti senti imbattibile. 
Perché non fare un video, da condividere con gli amici, magari?
Il coinquilino, per farti un esempio, domani si cimenterà nel risotto alla milanese, ad uso e consumo di un nostro gruppo di concittadini di whatsapp.
Il tutorial culinario, è senz'altro uno dei generi più diffusi. 
Ma pensaci.
Qual è la tua specialità? Cosa potresti condividere per aiutare qualcuno a distanza?
Vuoi insegnare a fare il punto croce? O a tagliare la frangia davanti allo specchio? O a stendere l'eyeliner? O a suonare una determinata canzone con la chitarra? 
Qualunque sia la tua abilità, tutto ciò che ti serve è la fotocamera del tuo smartphone e due o tre suggerimenti, che seguono.
  • Ripensa al tutorial più efficace che tu abbia mai visto, e prendilo come riferimento (speravi che scrivessi reference come i fighetti, eh? E invece no!)
  • Imposta un'inquadratura fissa, esaustiva, completa; se poi sai usare un programmino di montaggio, puoi filmare anche i dettagli a parte, e aggiungerli. Ma è un tutorial, non un film: niente movimenti da mal di mare.
  • Per sua natura, il tutorial ha una funzione istruttiva: esprimiti con chiarezza, non saltare nessun passaggio, non dare nessuna (tua) conoscenza per scontata...
  • ...vero, però, non tirarla troppo per le lunghe, mi raccomando.
  • Cita le tue fonti, così anche chi ti guarda potrà approfondire l'argomento.
  • Divertiti! La monotonia e la noia, sono i nemici giurati del tutorial.

Uhm, ho scritto un tutorial su come fare un tutorial: bel loop.


|| racconto 18 ||
(datato anno 2004)
Tornando a casa dallo shopping, nella mente di Cleo continuava ad apparire l'immagine di quel vecchio che leccava la sua dentiera come fosse un gelato, guardando compiaciuto quel che faceva. Quella visione le aveva provocato un misto di ribrezzo e fascinazione. Il vecchio aveva un aspetto sporco, e probabilmente lo era davvero. Seduto sul muretto di fronte al fioraio, faceva contrasto. Tutti i colori dietro di lui erano così puliti e gradevoli. La sua presenza stonava.
A casa, avrebbe trovato Francesca e Fabio, i suoi coinquilini: lei che preparava la tesi di laurea in lettere, lui che le dava una mano.
L'argomento della tesi di Francesca era la differenza tra l'essere umano letterario e l'essere umano storico: partiva dal concetto che la letteratura racconta le cose come potrebbero accadere e la storia le cose come accadono.
Diceva a un certo punto che "sebbene l'uomo storico rappresenterebbe a ragione l'uomo reale, spesso è l'uomo letterario a risultare più verosimile, e il verosimile, che come molti sanno è il linguaggio utilizzato dal cinema, risulta molto più reale del vero. Nei film ci identifichiamo in qualche modo con i personaggi, se hanno un livello di empatia buono. Allo stesso modo, Mattia Pascal ci risulta più consanguineo di Mussolini.
(…)La grande letteratura si scrive con gli uomini comuni, la grande storia con le eccezioni dell'umanità.
La storia interessa solo nei suoi grandi personaggi perché la rendono spettacolare. La letteratura rende spettacolari quelli come noi."
La chiusura della tesi piaceva molto a Fabio, più che altro perché l'aveva scritta lui.
Cleo era rientrata e aveva acceso la luce dell'ingresso. Era buio. D'estate fa buio tardi, ma in effetti erano già le nove di sera. I suoi coinquilini probabilmente avevano già cenato.
Invece, in cucina non c'era nulla fuori posto. Magari erano usciti?
Cleo adorava Fabio e Francesca, erano due dei suoi più cari amici. Vivevano tutti e tre assieme da quattro anni. L'equilibrio si era mantenuto intatto fino a quando, due mesi prima, Fabio e Francesca si erano messi insieme. Da allora, Cleo spesso si sentiva tagliata un po' fuori.
Come se non bastasse, lei non aveva nessun fidanzato. E provava ancora più forte la nostalgia di un'assenza, rendendosi conto dell'assurdità di quel sentimento.
Cleo aveva appena aperto svogliatamente il frigo, quando Francesca era spuntata dalla sua stanza tutta arruffata e con gli occhi di una che più che aver sbattuto la testa sulla tesi l'aveva adagiata sul cuscino.
"Ciao!", aveva detto entrando in cucina.
"Ciao...", aveva ribattuto Cleo, ripensando improvvisamente alla dentiera-gelato del vecchio.
"Fabio è a giocare a calcetto. Gli amici l'hanno chiamato al volo e lui è andato…"
"Ah sì?", Cleo aveva un'aria scocciata, che non aveva prima d'entrare in casa. L'idea di averla assunta varcando la porta la metteva ancora più di cattivo umore. Ora stava tirando fuori dal frigo una birra.
"Cena fuori? Tra donne?", aveva azzardato Francesca, in totale buona fede, "Il tempo di una doccia…"
Cleo aveva chiuso gli occhi e, sospirando scocciata, aveva risposto solo: "Ma veramente?"
Francesca c'era rimasta male. Poi, vedendo che l'espressione dell'amica da accigliata stava mutando in triste, aveva capito che qualcosa le girava storto, e non era il caso di offendersi.
"Ok niente cena. Film, birra e una cofana di pop-corn? Brad fa miracoli per la depressione…"
"Brad è sposato con una cozza, e io non ho un uomo…"
Francesca aveva sollevato il sopracciglio destro. La situazione era più grave del solito. Cleo non aveva un fidanzato da un po', e ormai si stava convincendo che in lei ci fosse qualcosa di sbagliato.
E si sa che è un tipo di pensiero che un potenziale fidanzato subodora e, appena lo riconosce, scappa a gambe levate.
"Ci facciamo una bomba grossa…", Francesca aveva allargato tutte e due le braccia, "…così!!!"
E con un sorriso a diecimila denti, il sorriso di chi ha trovato il rimedio al male nel mondo, era rimasta lì a guardare speranzosa gli occhi di Cleo, che a quelle parole avevano reagito con un minimo seppur percettibile sorriso.
"…Fabio non vuole", era però stata la laconica risposta.
"Fabio non c’è!", aveva ribattuto Francesca, spalancando gli occhi esterrefatta: "Cosa ti importa poi di quello che vuole Fabio? Non sei quella cui non interessa niente del pensiero degli altri?"
Cleo s'era voltata e ora fissava la moka del caffè con aria interrogativa. Come se dovesse trovarci qualcosa. Tipo una risposta.
"Poi sentirà l'odore…", aveva protestato.
"E che ti cambia?", aveva insistito Francesca.
Cleo era una di quelle persone che non amano mostrarsi fragili, lamentarsi o esternare i propri dubbi. In mezzo agli amici, ad esempio, era sempre di buon umore, reale o simulato.
Quella sera però no, si sentiva sul punto di scoppiare. 
Francesca era l'unica cui era permesso, da sempre, sbirciare nel vero umore dell'amica. Ma da quando aveva iniziato la storia con Fabio, Cleo non si lasciava andare più nemmeno con lei. Erano due mesi che non si lamentava con nessuno. Logico che sarebbe arrivata prima o poi al punto di saturazione.
Francesca la osservava mangiarsi le unghie, e si rendeva conto solo in quel momento che quel gesto così piccolo e anche sgradevole doveva aver dietro chissà che mondo.
"Che c'è?", le aveva domandato, perché sapeva benissimo che c'era qualcosa, ma voleva sentirselo dire.
Cleo non s'era mossa, aveva solo lasciato cadere le braccia lungo i fianchi e diretto il suo sguardo verso la busta della spazzatura decisamente troppo piena.
Meccanicamente, s'era avvicinata al sacco e aveva fatto il nodo con i manici. Poi aveva aperto la finestra e l'aveva poggiato sul piccolo balconcino, accanto ad altri due, uno giallo e uno celeste.
Richiudendo la finestra, aveva commentato: "Abbiamo bisogno di un uomo che ogni tanto getti la spazzatura".
"Dì, ce l’hai con Fabio per caso?", ora Francesca aveva parlato con tono acido. Braccia conserte, e il famoso sopracciglio destro inarcato, mentre il sinistro le si appiattiva sull'occhio.
Cleo non l'aveva ascoltata. Fissava le mattonelle del pavimento: brillavano. Qualcuno aveva pulito. Improvvisamente si era sentita in colpa per l'osservazione fatta poco prima.
"Non è che ti scoccia che stiamo assieme? Guarda che mi sono accorta che sei cambiata…torni sempre tardi la sera, non parliamo quasi più, se siamo solo noi tre in casa non è più come prima, tu ti rinchiudi nella tua stanza… sempre con la scusa pronta…"
Cleo osservava la goccia che dal rubinetto del lavandino pareva non volersi staccare: stava lì e penzolava: tranquilla: indisturbata. Le parole di Francesca le arrivavano lontane, lente.
"Cleo, dì, sei gelosa?"
La parola "gelosa", aveva d'improvviso svegliato Cleo dal torpore di tristezza in cui si trovava.
Francesca s'era seduta sul tavolino, muoveva le gambe a picco sulla cassa delle bottiglie di vino che aveva sotto di sé, facendo attenzione a non farvi cadere le pantofole dentro. "Sei gelosa?". L'aveva pure ripetuto.
Cleo era seduta con fare apparentemente calmo sulla lavatrice. Con un calcio dato di tallone, aveva chiuso l'oblò. La testa china sul movimento dei piedi dell'amica. A quel secondo Sei gelosa, aveva sollevato lo sguardo fino a fissarlo negli occhi spalancati di Francesca. Che aspettavano una risposta. Una qualsiasi sarebbe andata più che bene.
Cleo voleva parlare, ma non ci riusciva. Voleva dirle che si sentiva tagliata fuori, che le amicizie non dovrebbero mai fidanzarsi tra di loro perché poi qualcun altro potrebbe rimanere solo. Voleva raccontarle quanto era strano quel vecchio che leccava la sua dentiera, quanto si era sentita come quel vecchio. Voleva domandarle come mai tutte e tutti al mondo riuscivano a fidanzarsi tranne, apparentemente, lei. Voleva spiegarle come era difficile convivere con una coppia anziché con due single.
Ma non ci riusciva.
Francesca allora era saltata giù dal tavolino, si era avvicinata a quel groviglio di pensieri in forma di essere umano che era la sua amica, e le aveva teso le mani: "Vieni". Poi, aveva sorriso.
Cleo l'aveva seguita.
Erano dirette in camera di Francesca. Lì, s'erano sedute sul letto. Da sotto al letto, Francesca aveva estratto una grossa scatola di legno con su applicata una luna di ottone, e la scritta posticcia: scatola delle droghe. Dentro si trovavano pacchetti di gomme da masticare, caramelle di ogni gusto, sigarette, cartine lunghe e corte, dell'erba, una tavoletta di cioccolato fondente al 99%, mignon di liquori da hotel.
"Scegli", aveva concluso Francesca con un gran sorriso, "E dopo mi dici tutto".
"E va bene, dopo ti dico tutto", si era arresa Cleo. 
In fondo, come diceva - circa - Pirandello: Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.
Val bene fidarsi di quello che sanno gli amici, alle volte, pensò Cleo.



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