giorno 21
|| spunto 21 ||
Lavorare da casa: rilassarsi dopo il lavoro.
Oggi inizia la quarta settimana di lock down, e mi sembra di "percepire" che ormai siamo tutti un po' provati.
Come se non bastasse, è lunedì. Ecco perché ho pensato di fare un piccolo recap di quello che ho scritto fino ad oggi, riguardo il tempo libero.
Sì, perché parlare di come rilassarsi a casa, dopo una giornata di lavoro da casa, è uno dei temi centrali di questo blog.
Vediamo.
Se sei una persona che dopo il lavoro è solita andare in palestra, ritagliati un'oretta prima di cena per fare qualche esercizio.
Se hai la fortuna di avere la vasca, approfitta di quella: quando mai avrai di nuovo tempo di farti un bagno? Io, per dire, ho ritrovato dei sali profumati che stavano nel mio cassetto da Natale, e che non avevo mai usato: non avendo la vasca, li ho adoperati per fare un pedicure.
Se l'unica cosa che desideri è un aperitivo con gli amici, mettiti d'accordo con qualcuno di loro e video-chiamatevi davanti ad un drink.
Se senti nostalgia dell'estetista, limati le unghie e stenditi lo smalto.
Fai meditazione.
Guarda una puntata di una serie TV.
Insomma, recupera un po' dei link che ti ho lasciato nelle settimane scorse, o trova qualcosa che ti faccia davvero rilassare, e che sancisca la fine della giornata lavorativa e l'inizio della serata, ovvero del tempo privato: è fondamentale capire il confine, quando tutta la propria vita si svolge nel proprio appartamento, soprattutto perché ora inizia ad essere parecchio tempo che questo accade. Il rischio, altrimenti, è quello di sfasare completamente i ritmi e ritrovarsi, sfiniti, a spedire email di lavoro alle 3 del mattino (e a non sentire la sveglia che suona implacabile poche ore dopo).
|| racconto 21 ||
(datato anno 2002)
Sopralluoghi napoletani.
In treno, si fanno sempre incontri strani, che ogni tanto sembrano meravigliosi. Non sono veri incontri, a meno che non ci si saluti tra persone e si faccia conoscenza. Però, dopo un paio d'ore di viaggio, quelle persone che hai intorno sulla carrozza fumatori, a furia di osservarle, ti pare di conoscerle lo stesso. Pure se non hanno detto mezza parola e nemmeno ti hanno guardato per sbaglio.
Il tipo del sedile dal lato opposto al mio, ad esempio, sono abbastanza certa essere uno scrittore. Forse giornalista, forse sceneggiatore, chi lo sa.Siede nel verso contrario a quello di marcia, ha l'auricolare del cellulare nell'orecchio anche se non sta parlando, un PC portatile sul tavolino di fronte.
Si stuzzica i baffi ispidi e brizzolati: ho deciso, è in crisi creativa. Armeggia con il piccolo mouse, probabilmente sta scorrendo le funzioni del menu di word, in attesa di ispirazione fulminante.
Ah, lo schermo bianco. Ti capisco, a volte è dura.
Si accende spesso e volentieri una sigaretta.
Squilla un telefono. Finalmente è il suo. "Pronto!", dice con sollievo e voce rauca, a volume piuttosto basso - deve essere un uomo educato. Potrebbe anche essere un critico che non ha il coraggio di criticare ed ecco perché non sa cosa scrivere.
Non ha ancora digitato niente, da quando siamo partiti.
Appena finisce la telefonata si arrende e chiude lo schermo del computer.
Apre il pacchetto dei biscotti che hanno regalato a tutti a inizio viaggio e sfoglia Leggo, il quotidiano gratuito in miniatura che ha trovato in stazione prima di partire.
Nella mano destra un biscotto, nella sinistra le pagine.
Continua a stuzzicarsi i baffi. Che sia un tic?
Improvvisamente, inizia a smontare il portatile: estrae dei pezzi e se li guarda da vicino. Forse sta dando la colpa a lui, per la sua crisi creativa: vuole crearsi un alibi. Vuole che sia il PC in difetto.
Poi rimette a posto i pezzi e comincia a giocherellare con il cellulare. Mi sa che per oggi non ci prova nemmeno più a lavorare.
Quasi di colpo, il treno si arresta, senza grazia alcuna. Una frenata brusca. Mi vengono in mente le montagne russe: sei sul carrellino che va a tutta velocità quando, d'un botto e senza preavviso, termina la sua corsa inchiodando e spingendoti all'indietro.
Lo scrittore in crisi prontamente si alza in piedi, raccoglie le sue cose e si accoda a quei due tre passeggeri che sono stati più rapidi di lui, per scendere dal mezzo.
Chi lo sa cosa è venuto a fare da Roma a Napoli.
Si allontana a passo svelto e, tempo pochi secondi, lo perdo tra la folla.
Napoli, Stazione Centrale.
Non ero mai stata a Napoli, prima.
Siamo qui per il sopralluogo: il mio primo sopralluogo per un film.
Non ha ancora digitato niente, da quando siamo partiti.
Appena finisce la telefonata si arrende e chiude lo schermo del computer.
Apre il pacchetto dei biscotti che hanno regalato a tutti a inizio viaggio e sfoglia Leggo, il quotidiano gratuito in miniatura che ha trovato in stazione prima di partire.
Nella mano destra un biscotto, nella sinistra le pagine.
Continua a stuzzicarsi i baffi. Che sia un tic?
Improvvisamente, inizia a smontare il portatile: estrae dei pezzi e se li guarda da vicino. Forse sta dando la colpa a lui, per la sua crisi creativa: vuole crearsi un alibi. Vuole che sia il PC in difetto.
Poi rimette a posto i pezzi e comincia a giocherellare con il cellulare. Mi sa che per oggi non ci prova nemmeno più a lavorare.
Quasi di colpo, il treno si arresta, senza grazia alcuna. Una frenata brusca. Mi vengono in mente le montagne russe: sei sul carrellino che va a tutta velocità quando, d'un botto e senza preavviso, termina la sua corsa inchiodando e spingendoti all'indietro.
Lo scrittore in crisi prontamente si alza in piedi, raccoglie le sue cose e si accoda a quei due tre passeggeri che sono stati più rapidi di lui, per scendere dal mezzo.
Chi lo sa cosa è venuto a fare da Roma a Napoli.
Si allontana a passo svelto e, tempo pochi secondi, lo perdo tra la folla.
Napoli, Stazione Centrale.
Non ero mai stata a Napoli, prima.
Siamo qui per il sopralluogo: il mio primo sopralluogo per un film.
Assieme al piccolo gruppo, salgo su una monovolume.
Mi salta all'occhio che la gente gira con moto e motorini senza indossare il casco.
Fa un caldo incredibile per essere febbraio.
Odore di mare, di volo di gabbiani e di sabbia.
Quasi evocato dalle sensazioni, appare il lungomare napoletano.
Il mare è azzurro e lievemente increspato. E luccica, come nelle canzoni.
Mi viene voglia di farmi un bagno.
C'è una piazza che dobbiamo vedere. Quindi scendiamo dal veicolo, passeggiamo facendo fare allo sguardo una carrellata generale.
Per l'intera giornata ci addentriamo per quartieri, strade, vicoli, case, che non credevo potessero esistere, fatti così, tutti nella stessa città.
Un quartiere è il Centro Direzionale, modernissima struttura di edifici in vetro e specchi, di tecnologia e architettura all'avanguardia.
Giriamo l'angolo e siamo nel quartiere liberty, palazzi Art Nouveau e belle strade.
L'angolo dopo, oh! Palme! E, di nuovo, il mare.
E poi pizzerie, localini, negozietti e ragazzetti col motorino. Come fosse perennemente estate.
Giriamo un altro angolo: ora vedo solo vicoli. Lenzuola stese all'aria, ovunque, e stenditoi anche a terra, sul bordo della strada già stretta con le macchine che non ci passano. Grappoli di corni alle finestre o di manine di ceramica o cotto che fanno le corna.
Ora siamo in salita. Poi c'è la vietta dei presepi, dove al contrario che sul lungomare, è Natale tutto l'anno.
Mi salta all'occhio che la gente gira con moto e motorini senza indossare il casco.
Fa un caldo incredibile per essere febbraio.
Odore di mare, di volo di gabbiani e di sabbia.
Quasi evocato dalle sensazioni, appare il lungomare napoletano.
Il mare è azzurro e lievemente increspato. E luccica, come nelle canzoni.
Mi viene voglia di farmi un bagno.
C'è una piazza che dobbiamo vedere. Quindi scendiamo dal veicolo, passeggiamo facendo fare allo sguardo una carrellata generale.
Per l'intera giornata ci addentriamo per quartieri, strade, vicoli, case, che non credevo potessero esistere, fatti così, tutti nella stessa città.
Un quartiere è il Centro Direzionale, modernissima struttura di edifici in vetro e specchi, di tecnologia e architettura all'avanguardia.
Giriamo l'angolo e siamo nel quartiere liberty, palazzi Art Nouveau e belle strade.
L'angolo dopo, oh! Palme! E, di nuovo, il mare.
E poi pizzerie, localini, negozietti e ragazzetti col motorino. Come fosse perennemente estate.
Giriamo un altro angolo: ora vedo solo vicoli. Lenzuola stese all'aria, ovunque, e stenditoi anche a terra, sul bordo della strada già stretta con le macchine che non ci passano. Grappoli di corni alle finestre o di manine di ceramica o cotto che fanno le corna.
Ora siamo in salita. Poi c'è la vietta dei presepi, dove al contrario che sul lungomare, è Natale tutto l'anno.
Balconcini diroccati, cortili bianchi di marmi e colonne e archetti neoclassici.
Cortili dove il tempo si è fermato al dopo guerra, vecchine affabili e carcasse di auto bruciate abbandonate lì. Scale e finestre cieche, murate chissà quando e chissà da chi. E poi, perché?
Da una finestra pende un secchio con una spatola da cemento. E se cade?
Entriamo, poi, in una casa nel sottosuolo, scendendo diversi gradini, per scoprire che l'altro lato dell'appartamento è a strapiombo sul vuoto, con in fondo un possibile sospetto di mare.
Da una finestra pende un secchio con una spatola da cemento. E se cade?
Entriamo, poi, in una casa nel sottosuolo, scendendo diversi gradini, per scoprire che l'altro lato dell'appartamento è a strapiombo sul vuoto, con in fondo un possibile sospetto di mare.
Non avevo mai visto una casa simile, chissà chi ci abita.
Quando si fa sera, i nostri sopralluoghi sono terminati. L'albergo dove alloggiamo, affaccia sul mare.
Alle sette e trenta del mattino dopo, ordino la colazione in camera. Quando sono in albergo, mi piace esserci fino in fondo, e pazienza se la colazione in camera è un extra.
Doccia trucco vestiti e pronti, si riparte.
Il giro di oggi è di semplice riassunto, ricognizione e appunti.
Io e Giulia, l'assistente scenografa laureanda in lettere indirizzo storia dell’arte, siamo le più giovani e più cariche d'appunti del gruppo.
Verso la metà del pomeriggio il giro è finito. Prendiamo un tè caldo al bar, oggi fa fresco, non sembra più estate. Sarà perché dobbiamo ripartire.
Quando si fa sera, i nostri sopralluoghi sono terminati. L'albergo dove alloggiamo, affaccia sul mare.
Alle sette e trenta del mattino dopo, ordino la colazione in camera. Quando sono in albergo, mi piace esserci fino in fondo, e pazienza se la colazione in camera è un extra.
Doccia trucco vestiti e pronti, si riparte.
Il giro di oggi è di semplice riassunto, ricognizione e appunti.
Io e Giulia, l'assistente scenografa laureanda in lettere indirizzo storia dell’arte, siamo le più giovani e più cariche d'appunti del gruppo.
Verso la metà del pomeriggio il giro è finito. Prendiamo un tè caldo al bar, oggi fa fresco, non sembra più estate. Sarà perché dobbiamo ripartire.
Quando il sole cala, siamo già in stazione.
Chissà se lo scrittore di ieri mattina viaggerà di nuovo con noi e se ha ritrovato l'ispirazione.
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