giorno 22
|| spunto 22 ||
Lavorare da casa: come evitare di perdere tempo senza rendersene conto.
Do per assodato che tu ormai abbia fatto l'abitudine, nel bene e nel male, a lavorare dal tuo soggiorno, dalla tua cucina, dall'ambiente domestico che ritieni più idoneo.
Ma forse ti sarà capitato, in questi giorni, di ritrovarti ad aver perso del tempo, senza capire come questo sia potuto succedere.
Per aiutarti, ho individuato i miei sottrattori di tempo: magari coincidono con i tuoi.
- I social network, nemmeno a dirlo. Tutti. Whatsapp compreso. Difficile barcamenarsi tra le notifiche professionali e quelle personali, lo so. Un buon sistema, per whatsapp, è personalizzare la suoneria dei messaggi provenienti dai contatti dell'ufficio, così sai che si tratta di loro - e viceversa, sai quando è un parente o un amico. Facebook, Instagram, Twitter, eccetera: semplicemente, ignorali.
- Gli elettrodomestici: lo so, farsi tentare dal caricare / scaricare una lavatrice o una lavastoviglie, è dura: in questi giorni sembrano anche loro dei piacevoli diversivi. Non cedere al richiamo delle sirene, lascia le faccende per fine giornata.
- La TV: non la accendere. Mai. Piuttosto chiedi a chi vive con te di nascondere il telecomando. E se non c'è nessun altro in casa, leva le batterie dal telecomando e mettile via: sarà un ottimo deterrente al gesto. Se poi la tua postazione di lavoro è lontana dalla TV, meglio. A quel punto dovrai applicare la stessa forza di volontà nei confronti di Youtube e affini, e il gioco sarà fatto.
- L'acqua: fai come se fossi in ufficio: tienila accanto a te. Se ti piace berla fredda, mettila in un thermos. Almeno non dovrai alzarti cento volte per andare in cucina a prenderla. Fai lo stesso con qualche snack, ma senza esagerare nella quantità.
- Musica (radio, Spotify o altro): se ti aiuta a concentrarti (a me aiuta molto), lasciala accesa. Se ti distrae, naturalmente, vale lo stesso discorso che per la TV.
- Le pause. Se gestite correttamente, sono fondamentali e caldamente consigliate. Se effettuate a casaccio, possono diventare deleterie. Un buon sistema per tenerle sotto controllo, è impostare una serie di sveglie. Come la campanella alla fine dell'ora a scuola: ogni volta che la sveglia suona, diciamo ogni ora, prenditi 5-10 minuti di pausa.
|| racconto 22 ||
(datato anno 2004)
- prima parte -
Abitavo nella sesta casa bianca sul lato destro del Fiume delle Perle, strada Ocra, quartiere dei Mulini, zona Prati. Il mio paese era il più grande e bello di tutti, si chiamava Magnolia.
"Bene, è bello che i giovani apprezzino ancora il valore delle parole scritte sulla carta e della comunicazione lenta.", aveva risposto sua nonna.
"Veramente, non ho proprio scelta, nonna."
"Uhm... va bene lo stesso".
Saretta quando si metteva in testa una cosa, non c'era modo di farle cambiare idea. Aveva deciso a quale indirizzo di liceo iscriversi, prima ancora dell'esame di quinta elementare. Ragionevolmente, in famiglia tutti pensavano che avrebbe cambiato idea. Invece no, così a settembre aveva iniziato il quarto ginnasio.
Non si era scoraggiata di fronte ai consigli dei parenti e degli amici, figurarsi dinanzi ai libri di latino o greco. E i primi mesi, in effetti, stavano andando molto bene.
Un venerdì, uscita da scuola, si era recata a pranzo dai nonni, l'unica coppia di nonni che avesse.
Era una coppia molto particolare: la nonna paterna viveva col nonno materno, da circa quindici anni ormai.
La famiglia era al completo, il giorno dell'incidente.
Era agosto.
Il nonno paterno, guidava la sua utilitaria rossa, e la nonna materna, la sua auto nera. I rispettivi coniugi sedevano di fianco ai guidatori. Incolonnate in un'unica fila retrostante, stavano le auto dei figli di entrambi, con le rispettive famiglie.
Il caso o il caldo, vollero che il camion di angurie che procedeva lento ma inesorabile dietro il corteo famigliare in direzione vacanza, decidesse di tentare un azzardato sorpasso: il camionista, non ci pensava nemmeno a rimanere dietro una colonna di sette auto lungo l'intera Via del Mare. Soprattutto perché andavano a 80 chilometri orari.
Sfiga volle che durante quel sorpasso, uno dei bambini all'interno della colonna di auto, venisse preso da un'irrefrenabile crisi di vomito.
Franco e Marcella, i genitori, stavano litigando per chi avrebbe gettato fuori il figlio dal finestrino della macchina. Il ragazzino vomitava senza sosta. Stella, la sorella quattordicenne, urlava di disgusto, e l'unica cosa che le veniva naturale fare, era spostarsi il più possibile verso l'angolo opposto del sedile posteriore.
Franco, per alcuni secondi, si girò verso il figlio, tenendo il volante con la mano sinistra e arginando la moglie con il braccio destro.
Il camionista col camion carico di angurie, per evitare la macchina di Franco che, per un naturale processo di disattenzione, aveva sconfinato nella corsia di sorpasso di qualche centimetro, suonò tanto forte il clacson che al nonno paterno venne un infarto.
L'auto rossa sbandò immediatamente, e quella nera dei nonni materni le finì contro. Forse la nonna materna non sarebbe morta se l'autocolonna di parenti nelle macchine dietro avesse frenato. Ma Franco, che era il primo, stava preoccupandosi del vomito del figlio piccolo. E tutti gli altri, come in un cartone animato visto tanto tempo fa, si scontrarono ognuno sul bagagliaio della macchina davanti. Sulla cronaca cittadina dei vari quotidiani del giorno appresso, il fatto trovò almeno due pagine di spazio, e diverse foto. Un giornalista non particolarmente rispettoso, definì l'incidente "spettacolare".
Morirono solo i due nonni. Tutti gli altri ne uscirono "perfettamente illesi", come aveva scritto ancora il giornalista.
Gli altri due nonni, i superstiti, compresero che con tanti nipoti per cui ancora vivere, non era il caso di lasciarsi morire di dolore. E poi erano ancora così giovani.
Il caso o il caldo, vollero che il camion di angurie che procedeva lento ma inesorabile dietro il corteo famigliare in direzione vacanza, decidesse di tentare un azzardato sorpasso: il camionista, non ci pensava nemmeno a rimanere dietro una colonna di sette auto lungo l'intera Via del Mare. Soprattutto perché andavano a 80 chilometri orari.
Sfiga volle che durante quel sorpasso, uno dei bambini all'interno della colonna di auto, venisse preso da un'irrefrenabile crisi di vomito.
Franco e Marcella, i genitori, stavano litigando per chi avrebbe gettato fuori il figlio dal finestrino della macchina. Il ragazzino vomitava senza sosta. Stella, la sorella quattordicenne, urlava di disgusto, e l'unica cosa che le veniva naturale fare, era spostarsi il più possibile verso l'angolo opposto del sedile posteriore.
Franco, per alcuni secondi, si girò verso il figlio, tenendo il volante con la mano sinistra e arginando la moglie con il braccio destro.
Il camionista col camion carico di angurie, per evitare la macchina di Franco che, per un naturale processo di disattenzione, aveva sconfinato nella corsia di sorpasso di qualche centimetro, suonò tanto forte il clacson che al nonno paterno venne un infarto.
L'auto rossa sbandò immediatamente, e quella nera dei nonni materni le finì contro. Forse la nonna materna non sarebbe morta se l'autocolonna di parenti nelle macchine dietro avesse frenato. Ma Franco, che era il primo, stava preoccupandosi del vomito del figlio piccolo. E tutti gli altri, come in un cartone animato visto tanto tempo fa, si scontrarono ognuno sul bagagliaio della macchina davanti. Sulla cronaca cittadina dei vari quotidiani del giorno appresso, il fatto trovò almeno due pagine di spazio, e diverse foto. Un giornalista non particolarmente rispettoso, definì l'incidente "spettacolare".
Morirono solo i due nonni. Tutti gli altri ne uscirono "perfettamente illesi", come aveva scritto ancora il giornalista.
Gli altri due nonni, i superstiti, compresero che con tanti nipoti per cui ancora vivere, non era il caso di lasciarsi morire di dolore. E poi erano ancora così giovani.
Sentendosi forse uniti da un fatale destino, ma più che altro dalla paura di rimanere da soli, decisero di andare ad abitare insieme.
Fu la nonna, una sera, mentre guardavano un film, a prendere l’iniziativa: "Ti ricordi ancora come si dà un bel bacio?", aveva domandato alla fine del primo tempo, sfoggiando una sfacciataggine insospettabile.
Erano passati già cinque anni dall'incidente, se non si fosse data una mossa lei, il nonno non avrebbe mai osato.
Ora stavano insieme da dieci anni, ed erano ancora una bellissima coppia.
Del camionista nessuno aveva più saputo niente: aveva ingranato la marcia al momento dell'impatto, ed era scomparso al massimo della sua velocità.
Fu la nonna, una sera, mentre guardavano un film, a prendere l’iniziativa: "Ti ricordi ancora come si dà un bel bacio?", aveva domandato alla fine del primo tempo, sfoggiando una sfacciataggine insospettabile.
Erano passati già cinque anni dall'incidente, se non si fosse data una mossa lei, il nonno non avrebbe mai osato.
Ora stavano insieme da dieci anni, ed erano ancora una bellissima coppia.
Del camionista nessuno aveva più saputo niente: aveva ingranato la marcia al momento dell'impatto, ed era scomparso al massimo della sua velocità.
- fine prima parte -
- domani, la seconda -
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