giorno 8

Due note ai post dei giorni scorsi.
  1. Ieri ho parlato di copy. Per chi non lo sapesse, questa parola fa parte del mio lavoro quotidianamente. Il termine nasce in pubblicità, ad indicare un breve testo che accompagna un'immagine. E, copywriter, è la persona che scrive la copy. Anche in altri ambiti ci chiamano copywriter (negli eventi, ad esempio; su internet). In ogni caso, trovare il testo giusto è sempre parte del processo creativo. "You can help this process by going for a long walk, or taking a hot bath, or drinking half a pint of claret. Suddenly, if the telephone line from your unconscious is open, a big idea wells up within you.", scriveva David Ogilvy. Ogilvy on Advertising è un'altra lettura davvero interessante, anche per i non addetti ai lavori.
  2. L'altro giorno ho scritto di come allenarsi a casa, ma non avevo in mano esempi di allenamenti per maschietti. In realtà, ho notato che su instagram ci sono tanti amici che vi vogliono casalinghi e tonici, come ad esempio Gilles o Maikol. Visto? Per trovare, basta cercare.

|| spunto 8 ||
Il pranzo a casa.
Dì la verità. Ti sta mettendo in crisi dover pranzare a casa tutti i giorni, anziché al bar / in mensa / al ristorante / altrove? Sei campione olimpico di schiscetta solo perché te la prepara mamma (o il partner, come è successo tante volte a me?). Io, che non so / non amo cucinare, e che quasi quasi all'aprire il frigo e comporre un pranzo quando sono da sola, preferirei un cestino - da quando lavoro prevalentemente a casa, mi devo arrangiare.
Si può riuscire a nutrirsi anche senza né cedere alla mestizia né sbattersi troppo. Per quanto mi riguarda, un'insalatona con qualsiasi cosa dentro, è sempre una soluzione più che accettabile. Non hai idea di quanti tipi se ne possano fare, ad avere gli ingredienti giusti. Ma, se sei un filo più avanti di me, ti consiglio di andare nella sezione a tavola in 30 minuti del Cucchiaio d'Argento: il coinquilino dice che il Cucchiaio è il posto migliore dove trovare le ricette, e l'unico sito davvero affidabile. Chi sono io per contraddirlo? 
E per fortuna che alla cena ci pensa lui.


|| racconto 8 ||
(datato anno 2003)
Note di un pianoforte lontano.
La strada in salita è tutta curve, ma non di quelle da mal di stomaco.
La percorri tutta, sei su un'auto e in compagnia, ma potresti anche essere da sola, e sarebbe esattamente lo stesso.
Ti accorgi che stai parlando. Ma parli estranea al tuo discorso, e racconti cose come preimpostate, memorizzate, da tirare fuori all'occorrenza.
La macchina che non stai guidando, ma che ti sembra fortemente di guidare, si ferma.
Una radura senza alberi, una piazza, non sembra una grande aiuola?
Il sole la illumina freddamente, quasi non prestandovi attenzione.
Scendete, tu e il nulla occupato accanto. Vi potete anche dare la mano, sarà lo stesso: come stringere le dita all'aria.
Una piccola strada sassosa ma pulita e per nulla polverosa, poi un ponte, sotto il ponte un fiumiciattolo.
Passato il ponte, c'è tanta di quella gente da aver paura che qualcuno possa leggere cosa ti passa nella testa. Tu sei sicura che siano tutti allegri e contenti come li vedi: mangiano il gelato, bevono una birra, si aggiustano la giacca, ridono.
Tu guardi i visi a uno a uno, vorresti fare a cambio di vita con chiunque. Col motociclista che è arrivato in gita, col bambino annoiato che aspetta che la madre finisca di parlare con l'amica, con quei due là che si baciano.
Quanta vita. Troppa vita. Vuoi spegnerla. Inizi a spegnerla. Tutti i rumori che hai vicino si affievoliscono, si fanno ovattati e lontani.
Appoggi pigramente lo sguardo oltre la ringhiera di quella casetta al centro della minuscola isola in mezzo all'acqua. Sono cigni, quelli? Mamma cigno. Papà cigno. Figlio cigno. Non hanno una preoccupazione al mondo, se non quella de essere belli e bianchi, e farsi ammirare. Il loro spettacolo va sempre avanti. Anche il tuo.
Ancora note di un pianoforte lontano.
Ti volti. Butti gli occhi un po' più in là. Due passi a vuoto.
Questo paese è così piccolo che non fai in tempo a guardarti intorno, che è già finito.
Una vecchia ruota idraulica. Gira senza fermarsi. Acqua in moto perpetuo. Ti sorprendi ad invidiare la vita di quella ruota idraulica, così certa regolare e ritmica.
Ti sembra essere passato un attimo da quando sei lì, invece è buio ora.
La notte è subentrata senza farsi notare. L'oscurità ti tranquillizza.
Poche luci si riflettono sull'acqua, mosse e sfocate, sembrano riflessi di candele.
Chiudi gli occhi e immagini un paese in cui tutte le case sono mulini ad acqua.
Qualcuno ti posa fra i capelli un fiore lilla, ma subito vola via. Chissà perché nulla dura mai niente.
Tutte le case sono mulini ad acqua. E le pale delle ruote idrauliche suonano come fossero tasti di un pianoforte.

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