giorno 24

|| spunto 24 ||
I giorni della settimana.
Ultimamente, sento sempre più spesso persone che commentano la quarantena con frasi del tipo: "Non so più nemmeno che giorno sia", "I giorni sono tutti uguali".
Quando si lavora da casa, confondere i giorni, è un rischio che si corre. In questa situazione, il rischio viene amplificato dal fatto che non ci si limita a lavorare, ma si fa anche tutto il resto tra le proprie mura domestiche.

Invece, i giorni non devono essere tutti uguali. 

[Nemmeno se, al momento, hai il lavoro sospeso causa pandemia come la sottoscritta].

Per mantenerli distinti e non perdere il senso del calendario, cosa che ci permetterà di tornare alla vita normale senza troppi traumi, possiamo prendere delle piccole accortezze.
A partire dal weekend, che deve rimanere comunque weekend. Rendere il sabato e la domenica diversi dagli altri giorni è facile: si può ordinare la cena da fuori, stappare una buona bottiglia di vino, non puntare la sveglia la mattina. Io faccio questo e altro: nel weekend sospendo il blog, ad esempio. Non mi alleno. E la domenica, faccio le pulizie:è un'abitudine nuova, per me, e mi crea un senso di linearità nello scorrere del tempo che, altrimenti, sembrerebbe circolare.
Il segreto è: reinventare la routine della vita di prima: lunedì palestra, martedì calcetto, mercoledì cinema, giovedì gnocchi, venerdì aperitivo con gli amici?
Trova delle nuove abitudini.
Facevi yoga un giorno sì e uno no? Continua a praticarlo in quei giorni.
Mercoledì, al cinema, vacci lo stesso: programma la visione di un film qualche ora prima. Decidi un orario di inizio da rispettare: sembra stupido, ma così dovrai organizzarti per tempo la cena o la preparazione dei pop-corn: vorrai mica fare tardi?
Differenziare il menù in base ai giorni della settimana anche è un sistema che funziona.
Per esempio io il venerdì ho sempre celebrato il "no-schiscia-day": per continuare a farlo, perché non chiamare un delivery? Qualcosa di economico, naturalmente, come avresti scelto in pausa pranzo da ufficio. 

Insomma, parola chiave: reinventare.

 
|| racconto 24 ||
(datato anno 2004)

- terza e ultima parte - 
Saretta aveva trascorso circa un'ora in un irreale stato trasognato. Non aveva iniziato a studiare, né aveva intenzione di farlo. Se ne era stata sdraiata sul suo letto, a pancia in su a guardare il soffitto - senza realmente vederlo.
Dopo un tempo imprecisato, il telefono aveva iniziato a squillare, tirandola fuori da quella silenziosa buca di assenza di pensieri che si era scavata durante quel tempo.
Era il cugino Cris, col quale Saretta, da quella rivelazione riguardo i nonni nel giorno del compleanno di tanti anni prima, aveva stretto un forte e complice legame di amicizia. Da parte sua, tendeva alla tenerezza, ma questo non lo avrebbe mai rivelato a nessuno, e per tutta la vita Cris sarebbe rimasto il suo inconfessato, primo, struggente amore.
Cris aveva una notizia strepitosa da darle. 
"Saretta ti ricordi quando ti ho parlato della mia ragazza, Marca?", le aveva domandato.
"Come no?", aveva risposto Saretta. 
Come avrebbe potuto dimenticarsene? Esplodeva di gelosia. Ma poi Marca. Un nome così brutto. Marca Stella, era il nome completo. 
Si chiamava così perché i suoi, trascinati da una festosa ubriachezza, avevano fatto l'amore in mezzo alle cartelle della tombola, il giorno dell'Epifania di diciotto anni prima, dopo che i parenti se ne erano andati. Sposi novelli, avevano concepito la futura figlia su quelle cartelle sparse della tombola. Così, dato che su ogni cartella c'era scritto: Marca Stella (Stella era in effetti la marca del gioco, oltre che il loro cognome), avevano deciso, dopo il test di gravidanza positivo, di chiamare il nascituro Marco: sembrava di buon auspicio. Quando, nove mesi dopo, era nata una bimba, non essendo pronti con l'archivio dei nomi a non avere un maschio, l'avevano battezzata Marca. Per fortuna, era una bellissima ragazza.
"Ti ricordi che ti avevo detto che non l'avrei mai conquistata perché lei è di quelle che cercano il principe danaroso?".
"Perfettamente", aveva risposto laconica Saretta.
"Ed è questo che mi ha fatto venire un'idea geniale. Ci ho ideato su un videogioco con questa storia! E non ci crederai: ho venduto l'idea. Me l'hanno pagata bene, e mi daranno una percentuale sugli incassi. Marca sarà così felice!"
"Oh, wow", aveva risposto Saretta senza manifestare un briciolo di entusiasmo, neppure per finta.
"Mi vuoi accompagnare a comprare una macchina?"
Saretta non ci aveva pensato nemmeno per un secondo: ma certo che sarebbe andata. Avrebbero perso almeno un pomeriggio a scegliere l'auto, e così per quelle ore si sarebbe levata dalla testa il problema della lettera. In più avrebbe trascorso un considerevole lasso di tempo col suo amore impossibile.
"Aiuta Marca a sposare il Principe Azzurro bello e soprattutto ricco", era il titolo del videogioco. Cris ancora non lo sapeva, ma sarebbe diventato il caso dell'anno. Sarebbero nati siti e fan club in suo onore, e lui, a diciannove anni, dall'oggi al domani e per un'unica idea, sarebbe diventato ricco sul serio.
Il gioco era articolato su diversi livelli di difficoltà, attraverso i quali il giocatore doveva portare la protagonista, Marca, a sposare un uomo che Cris aveva disegnato assemblando caratteristiche dei miti maschili di quegli anni: il fisico scolpito di Brad Pitt in Fight Club, gli occhi di Leonardo di Caprio in Titanic, il naso di Matt Damon, il sorriso di Tom Cruise e le mani di George Clooney. Aveva indugiato sulla scelta dei capelli, poi aveva pensato che i più adatti fossero quelli di Ewan McGregor in Moulin Rouge!. Quello sarebbe stato considerato l'unico neo del videogioco. Ma nessuna opera è perfetta, e la piccola falla avrebbe contribuito a renderla più congeniale a tutti. Ultimo ma non ultimo, il Principe "Puzzle" Azzurro, aveva i soldi di Bill Gates.
Nel primo livello si trattava di aiutare Marca a comprare i vestiti giusti: all'inizio del gioco veniva infatti precisato che all'ultimo quadro ci si sarebbe trovati ad una grande ed elegantissima festa, dove l'eroina avrebbe dovuto conquistare la sua preda.
Dopo aver capito che i vestiti andavano comprati due taglie in meno, e aver scelto quelli opportuni, si passava al secondo livello: aiuta Marca a dimagrire. Nella pratica si trattava di divincolarsi tra dietologi strampalati e palestre sovraffollate, picchiare gli avventori dell'unica cyclette libera, e altre prove di questo genere.
Se si superava il secondo livello, al terzo la protagonista entrava nei vestiti. A quel punto era necessario scegliere, e far effettuare, il giusto taglio di capelli. Parrucchieri matti e forbici storte erano disseminati come ostacoli nel quadro in questione. Far tornare Marca a casa senza che si scompigliasse i capelli, era l'oggetto del quarto livello: bisognava combattere con vento, pioggia, e altre intemperie.
Nel quinto livello si entrava nell'armadio: Cris aveva immaginato un mondo gigante e incredibilmente caotico, cui si accedeva aprendo le ante. Montagne di vestiti e fiumi di cinture, completi intimi e borse. Si trattava di uscire dall'armadio prima dello scadere del tempo, con indosso i vestiti comprati nel primo livello.
Al sesto livello, la difficoltà consisteva nel truccare Marca in modo sofisticato ma non pesante: era il quadro preferito dalle ragazze, e più odiato dai ragazzi.
Al settimo livello bisognava condurre Marca in un altro mondo molto caotico e pericoloso: lo sgabuzzino delle scarpe. Ovviamente, in un ripostiglio non ci sono solo scarpe, ma anche scope, detersivi, la cassetta degli attrezzi. Bisognava uscirne con indosso delle scarpe abbinate al vestito.
L'ottavo livello era l'ultimo e il più difficile. La festa! Marca doveva affrontare, come in ogni ultimo livello che si rispetti, il mostro.
Il mostro era la migliore amica di Marca, ovviamente bionda con gli occhi azzurri, un fisico da far venire i complessi a una top model.
Ma se tu giocatore, avevi preparato Marca come si doveva, il mostro lo battevi senza troppe difficoltà, in una lotta a colpi di accessori firmati.
Vincevi, e c'era la bellissima e spettacolare scena del ballo col mitico Principe "Puzzle" Azzurro, in stile Gattopardo di Visconti. Infine, lo sfarzoso ed esageratamente ricco matrimonio.
Sarebbe stato così che, quattro anni più tardi, Cris avrebbe sposato Marca Stella: lei resa celebre dal suo alter ego del videogioco e con un'autobiografia di prossima uscita, e lui seriamente ricco sfondato.
Era passato un mese dall'acquisto dell'auto. Saretta aveva tenuto il conto dei giorni sul diario di scuola, marcandoli con una crocetta celeste, pazientemente, ogni mattina dopo aver chiesto al portiere del palazzo se per caso non fosse arrivata posta per lei.
Ad ogni negazione corrispondeva una crocetta color cielo estivo alle tre del pomeriggio. O almeno così le aveva detto il cartolaio quando le aveva venduto quel pennarello.
Poi, un giorno, era arrivata una busta molto grande. Bianca. Senza mittente.
Quel particolare e il fatto che non fosse affrancata, avevano fatto sospettare a Saretta che il mittente fosse proprio Clix.
La certezza, era stata conferita dall'averla trovata sul comodino accanto al letto, anziché nella cassetta delle lettere. 
Appena aperta la busta, aveva iniziato subito a leggere, emozionata a livello groppo in gola:
Mia cara Saretta,
ci ho messo un bel po' a rispondere alla tua splendida lettera, e mi scuso innanzitutto di questo.
Ma il fatto è che ho cambiato casa. 
E il nuovo inquilino ci ha messo un po' ad avvisarmi della posta per me.
Ma veniamo a noi. Mi dici che dopo la gita non hai fatto altro che studiare, e di questo mi congratulo con te. Poi mi racconti che tuo cugino si è fidanzato, e che la cosa ti scoccia perché sei gelosa ma non puoi confidarlo a nessuno perché lui è tuo cugino. A questo punto volevo chiederti se assembli ancora puzzle. Se la risposta è no, posso capire che il tuo nuovo hobby è collezionare amori impossibili. Scusami per la battuta, lo so che non è delicata. Però: tuo cugino, ed io…non siamo le persone giuste per te, no davvero. Sai, non c’è gusto a innamorarsi senza essere ricambiati. Questo te lo posso dire perché ho quattrocento anni d'esperienza più di te: ti assicuro che chi ti dice che l’età in amore non conta, ha torto: età significa esperienza. Lo so, mi ribatterai che l'esperienza non è l'unica fonte di sapienza che esiste. Mi sembra di sentirti.
Ma fidati di me e guardati attorno: sei così bella! Ti avevo scambiata per una driade, ricordi? 
È stato incredibile anche per me conoscerti, di solito non mi può vedere nessun essere umano. 
Ma dato che non credevo tu lo fossi, mi sono lasciato vedere.
Però non pensavo ti fossi innamorata di me. Purtroppo noi elfi gli esseri umani non possiamo sposarli. Né innamorarcene. Pena, la perdita dell'immortalità. 
Ma tu hai quattordici anni, ti innamorerai ancora mille volte. 
Perdere l'immortalità per farmi lasciare da te dopo due mesi, non lo troverei affatto divertente. Né, perdonami, ne varrebbe la pena.
Ma mi sei piaciuta subito, e mi piacerai per sempre.
A presto.
Clix.

Il primo pensiero di Saretta, era andato a Daniel: aveva letto la sua dichiarazione d'amore a Clix! E non solo, anche la confessione dell'infatuazione per il cugino! Questo davvero non l'aveva calcolato quando aveva deciso di fargli correggere il suo scritto.
Clix però era stato ingiusto con lei, ed era abbastanza offesa da buona parte di ciò che aveva affermato in quella missiva che tanto aveva atteso. 
Ma questa era una reazione normale, difficilmente si comprendono le ragioni degli altri, se differiscono dalle nostre.
Arrabbiata, aveva guardato l'orologio: erano le nove, era sabato, non c'era nemmeno scuola. 
Saretta, così, dopo aver infilato la lettera nella busta e la busta nel cassetto del comodino, si era girata dall'altro lato. 
E si era rimessa a dormire.




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