giorno 28

|| spunto 28 ||
Preparazione alla Pasqua.
Oggi inizia la prima settimana "extra" di quarantena, rispetto a quelle che dovevano essere quando ho aperto questo blog.
Sento di aver dato fondo a tutti gli spunti che potevo trasmetterti sullo stare in casa... quindi, questa settimana, mi dedicherò a degli spunti - anche loro - "extra"!
Visto che domenica prossima è Pasqua e che fare la spesa o ordinarla è diventata una vera impresa, meglio prepararsi per tempo.
Credo che sia l'anno giusto per tornare alle abitudini di quando eravamo piccoli per distrarci un po'.
E perché erano abitudini colorate e divertenti, ma soprattutto casalinghe!
Eccoti le mie.

  • L'albero di Pasqua. Non è un vero albero, in realtà. Io, per farlo, prendo un ramoscello di fiori finti (gialli) e lo decoro con degli ovetti di vetro, che fanno le veci delle palline dell'albero di Natale, per intenderci. Sono decorazioni che ho già in casa, perché lo faccio tutti gli anni. Per me è un retaggio di famiglia, e ci tengo moltissimo. Se tu non lo hai mai fatto, perché non cominciare? Ci sono tantissime possibilità parlando di alberi di Pasqua fai-da-te.
  • Le uova sode decorate. Di solito le preparavamo il sabato, così erano pronte per la mattina dopo. Ricordo che dipingevamo il guscio con i colori appositi, oppure ci appiccicavamo sopra degli adesivi a tema. Ma ci sono tantissimi altri modi e idee originali per la buona riuscita dell'impresa. 
  • La caccia alle uova. Anche quest'abitudine è un retaggio famigliare, che mi porta a Pasque felici trascorse nella casa al mare, con le uova nascoste in giardino; o a casa dei nonni, con un mandria di cugini ed io che finivo la ricerca sempre per ultima. La mattina di Pasqua, diventa grazie alla caccia molto più intrigante della mattina di Natale. E va bene anche per gli adulti: il coinquilino si è divertito la prima volta che gliel'ho preparata. Anche se forse mi sono divertita di più io. 
  • La colazione di Pasqua. Da Roma in giù è una tradizione irrinunciabile: secondo me, visto che stiamo a casa, quest'anno va bene anche da Roma in su. 


|| racconto 28 ||
(datato anno 2004)
- prima parte - 

"Te la racconto io una bella storia.
Un giorno mi chiama un contadino, la voce roca, grezza. Una voce vissuta, graffiata.
Mi dice che nel vecchio fienile, sotto una montagna di erba, ha scovato una grossa arpa, probabilmente antica o forse solo molto rovinata. Lui l'avrebbe presa e bruciata subito, poi però ha pensato a me, il ragazzo che da anni suona il pianoforte.
Dice che sto sempre a suonare e che suono troppo. Però che suono bene, e così ha pensato di farmi questo piacere.
Non è che te la regalo, mi comunica, me te la lascio a poco se te la vieni a prendere.
Lo raggiungo il pomeriggio stesso, incuriosito.
Guardo quel legno negli occhi, ed è colpo di fulmine.
Quindi quanto vuoi se me lo porto via?, gli domando. Mi spara una cifra così bassa che a stento trattengo una risata.
Rimango serio, rispondo che Affare fatto, torno con la macchina più tardi e mi porto via quel rottame
Mi chiede se la so suonare, l'arpa.
Perché lui ancora pensa che sia un'arpa, beata ignoranza.
Sotto tutta quella sporcizia e quel fieno, c'era un fortepiano. 
Ti rendi conto?
E adesso, tutto bello messo a nuovo e funzionante, lucido e pulito, esteticamente e meccanicamente perfetto, sta lì nel mio salotto. Ho speso un bel po' per farlo restaurare, ma ora ho una cosa che vale una barca di soldi…"
-
Flavio non è un pianista come tutti gli altri: quando suona, sembra trasferire momentaneamente la sua anima nei tasti. 
Flaminia, quando lo ascolta, si siede di fianco alla finestra.
Le note si levano da quel salone, che lei si domanda dove possa essere, salgono verso l'alto, e incantano la notte del piccolo paese. 
Flaminia posa sul davanzale i gomiti sottili e guarda lontano. Finché non lo vede arrivare, come evocato dal suono prodotto dalle mani di Flavio.
Flaminia si precipita giù per le scale, felice. Davanti a lei c'è il grosso muso di un gatto rosso, Sol, che reclama la sua cena.
Sol si chiama così perché ogni notte da quindici anni si presenta sotto casa di Flaminia, quando Flavio inizia a suonare. Era appena un cucciolo di pochi mesi quando lui e la ragazza si erano incontrati per la prima volta: era la sera in cui erano iniziati i concerti del pianista misterioso.
Flaminia l'aveva battezzato solennemente con quel nome di quinta nota, e lui le era rimasto fedele, forse più per convenienza che per affetto, ma andava bene così a entrambi. 
Lei perché così ha un gatto senza possederlo, lui perché così ha una cena e delle coccole extra ogni sera.
Flaminia, che sembra scolpita in stiacciato nella sua vita di marmo, quando il micio finisce di mangiare gli fa qualche carezza.
Poi la musica termina, se la risucchia la sordina, ormai è tardi: l'ultima suonata Flavio si abbassa di volume fino a svanire. Il gattone svicola via, e Flaminia rimane circondata da un silenzio pieno di niente.
Prima di rientrare in casa, compie sempre un gesto irrazionale: alza gli occhi al soffitto, per controllare se almeno una nota è rimasta impigliata per sbaglio in una crepa. Non ne ha mai trovata una, ma ci spera ogni sera.
Quando si sdraia sul letto, si domanda cosa ci sia in lei che non va. Poi, come svuotata di ogni sentimento, si addormenta.

- fine prima parte - 
- domani, la seconda - 





Tutti i contenuti presenti sul blog "scrivodacasa.blogspot.com" sono di proprietà di Ilaria Riccardi.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore.
È permessa la condivisione tramite link ipertestuale.
Copyright © "scrivo da casa || racconti & spunti". Tutti i diritti riservati.

Commenti