giorno 29

|| spunto 29 ||
Preparazione alla Pasquetta.
Ieri ho scritto di Pasqua e, mi sembra corretto per non farle torto, parlare anche di Pasquetta.
Posto che, senz'altro, quest'anno il tempo sarà splendido e noi dovremo starcene rintanati in casa a riguardare vecchie foto di gite disdette a causa di diluvi universali - credo che potremo comunque escogitare dei modi per goderci questo giorno di festa.
Se, come me, fai parte di quella nutrita schiera di sfigati che non possiede un terrazzo, un giardino o almeno un piccolo balcone, sicuramente non potrai concederti un tipico barbecue. A meno che tu non voglia affumicare casa, o non possieda un barbecue da interno: non so se funzioni, ma mi sta venendo voglia di acquistarne uno. Devo consultare il coinquilino, lui sicuramente mi dissuaderà dal fiondarmi su Amazon.
Cosa puoi fare?

  • Puoi comunque grigliare! Nel link che segue, qualche buona dritta per una grigliata di carne nel forno.
  • Puoi organizzare un pic-nic! Io, per esempio, ho un bellissimo cesto dotato di piatti, bicchieri, posate. Con gli avanzi del pranzo di Pasqua o con qualche ricetta ad hoc, dalla classica insalata di riso a qualcosa di meno banale per cui puoi consultare il nostro fidato amico Cucchiaio d'Argento, puoi comunque fare un'esperienza divertente. Naturalmente, è essenziale stendere una bella tovaglia a terra (magari su un tappeto per stare più comodi) e, a piedi nudi, immaginarsi in un contesto bucolico. 
  • Se hai dei coinquilini, qualche famigliare, insomma degli adulti con te, e avete ormai dato fondo a tutti i film e le serie arretrati, qua ci sono dei curiosi giochi "da grandi".
  • Se hai dei bambini, non ti sto a dare consigli: è il Lunedì dell'Angelo, non hai la scusa che devi lavorare: ubriacati. Proprio come hai fatto ieri. 



|| racconto 29 ||
(datato anno 2004)

- seconda parte - 

Flavio, il pianoforte ce l'aveva nei cromosomi.
O, quantomeno, così sosteneva il panettiere sotto casa sua, che lo diceva sempre a tutti quelli che al mattino si recavano nel suo forno per acquistare panini, o filoni, o baguette, o qualcos'altro: "Te lo dico io, l'uomo del pianoforte c'ha i cromosomi musicisti".
E il cliente di turno, assonnato ancora o già arzillo, annuiva e si convinceva che doveva essere proprio quella la spiegazione: altrimenti perché rimanere sveglio tutte le sere per ascoltarlo, anziché fare altro?
Flavio non conosceva gli effetti ipnotici della sua musica, se li avesse capiti, chissà come avrebbe potuto sfruttarli.
Per lui, quelle due ore e dieci minuti precisi a sera che dedicava al piano, costituivano un semplice allenamento. Che cominciava e concludeva sempre alla stessa ora, essendo un uomo preciso e molto abitudinario. Dato che sudava, subito dopo si infilava sotto la doccia più calda che poteva, anche ad agosto. Di lì, usciva fumante di vapore e gocciolante, finalmente capace di allentare la tensione. Con quel briciolo di pressione che aveva conservato, dopo essersi asciugato si infilava la camicia da notte ereditata dal padre, ed andava a letto. Lì, si spegneva più che dormire semplicemente.
In quel momento, Pentagramma saltava sul letto e si acciambellava attorno ai piedi di Flavio. Era sempre mezzanotte quando questo accadeva: anche quel gatto, era un tipo preciso. Flavio lo aveva sempre avuto: non ricordava un periodo della sua vita prima di Pentagramma. In realtà, un'amnesia improvvisa e mai spiegata, gli aveva offuscato i primi quindici anni di vita. L'evento, ancora più inspiegabilmente, gli aveva procurato - in cambio - un eccellente tocco al pianoforte. In quei secondi quindici anni di vita e di studio, quella nuova abilità era arrivata a vette altissime.

Al panettiere adesso piace raccontare a chi al pomeriggio passa a comprare la pizza bianca "calda calda" di secondo forno, che quel gatto rosso lì, quello del pianista, "Probabilmente è un alieno, perché io te lo dico, ce l'ha da quando lo conosco, quindi sicuramente da prima, e non è mai morto. E per di più credo sia il gatto ad avergli insegnato a suonare".
Un bel bambino biondo, una volta, senza curarsi dell'olio della pizza che gli colava tutto addosso, aveva provato a spiegare a quell'uomo profumato di sale e farina che ogni gatto ha sette vite: "Quindi vedi, signore, i gatti muoiono almeno sei volte, prima di morire definitivamente". Aveva parlato calmo e con voce ferma, con quella particolare sicurezza che solo alcuni bambini possiedono. Lì per lì il panettiere ci aveva pensato su, continuando a masticare quel concetto a bocca aperta, come era sua abitudine masticare qualunque cosa.
Ma il pomeriggio appresso già era chiaro che il suo metabolismo cerebrale si rifiutava di assorbire le idee altrui, e quella storia delle sette vite del felino l'aveva in fretta espulsa. Il bambino biondo, allora, ogni volta che ripassava davanti alla colorata scritta Dolce Forno da Alvaro, si limitava a tirare avanti scrollando le spalle con superiorità. E a cambiare panificio.


Pentagramma sa di essere un gatto anziano. Non conosce le voci che circolano su di lui, naturalmente, ma comincia a sentire degli acciacchi.
Inoltre ha visto crescere prima e diventare grandi poi, sia Flavio che Flaminia, la ragazza carina ma sempre triste che scende in strada quando lui esce, e cioè appena il padrone si distrae con il pianoforte.
Flaminia lo chiama Sol, e Pentagramma si domanda come mai. Ma poco importa, finché lo tratta così bene, cosa sarà mai un soprannome?

Flavio l'aveva raccolto per strada che era un cucciolo minuscolo, Pentagramma: era tutto rosso ma con cinque strisce bianche sotto la pancia: il nome era venuto piuttosto facilmente, considerando che era quella l'epoca in cui Flavio aveva ricevuto il dono della conoscenza delle sette note.

Flaminia, ogni sera, su quelle note ci posa la sua anima, facendola vivere di quella luce brillante ma pallida di cui vive la luna: la luce riflessa. La ragazza non ha più alcuna pretesa di provare emozioni proprie: da quindici anni, ormai, si emoziona attraverso il suono prodotto da qualcun altro. E se la luna si fa bastare la luce del sole, anche lei si può far bastare le emozioni non sue.
Ogni notte, si incanta ad ascoltare i più bei mondi musicali possibili, dove ognuno è una storia, e ogni storia fa parte di un'immaginaria raccolta di Racconti delle Note.
E, ogni tanto, uno di quei racconti la fa anche piangere.

- fine seconda parte - 
- domani, la terza -





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