giorno 30
|| spunto 30 ||
Il cambio di stagione.
Perché no? Vero, siamo chiusi in casa. Però, scusa, quella volta a settimana che esci a fare la spesa o quando apri le finestre per far circolare l'aria, dovresti aver intuito che la temperatura esterna sta iniziando a crescere. Giusto?
Bene. Approfittiamone! Facciamo il cambio di stagione prima che arrivi giugno, per una volta.
Tanto abbiamo tempo.
Io, negli anni, ho capito che l'unico modo per uscirne viva, è seguire un protocollo:
- svuotare completamente l'armadio,
- mettere a lavare le cose invernali ancora sporche,
- piegare o comunque sistemare per bene l'invernale (borse in sacchetti portaborse, scarpe idem, eccetera),
- tirare fuori tutto il primavera-estate,
- riporre l'invernale al posto del suddetto,
- buttare senza pietà quegli indumenti primavera-estate cui avevo concesso beneficio d'inventario al cambio di stagione precedente e che ora veramente non hanno più ragione di continuare a occupare spazio nel mio armadio,
- riporre ordinatamente il "nuovo" guardaroba nell'armadio.
Et voilà, fatto.
Senza troppi traumi!
|| racconto 30 ||
(datato anno 2004)
- terza parte -
Dolce Forno da Alvaro: poco convinta, Flaminia passa sotto l'insegna ed entra.
- Signorina, la vuole sentire una bella storia?
- Oh, buongiorno. Ma certo. Mia madre mi ha avvisata: Se vai a prendere il pane lì, metti in conto il tempo della storia.
- Chi è sua madre, signorina...?
- Flaminia.
- Ah, la figlia di Alda! Finalmente, quale onore. È la prima volta che la vedo nel mio forno e sono già due anni che sto qui. Lei lo ascolta il pianista misterioso, sì?
- Lo sento, sì, come si può non…
- E infatti! Immaginavo, è innamorata.
- Prego?
- Il nostro pianista, prima abitava in campagna, in un paesello più piccolo ancora di questo. Era un ragazzo, e stava lì con sua madre e suo padre. Suo padre anche suonava e lo faceva sempre, tutto il giorno. C'era un contadino, un po' più in là di casa loro, in mezzo ai campi di girasole. E, un giorno, chiama il papà pianista e lo fa entrare nel suo fienile, e gli dice di avere un'arpa antica…
- Un'arpa? A un pianista?
- Un'arpa. E che le importa? Se è un pianista gli piace tutta la musica no? Che a Mozart non piaceva l'arpa?
- Veramente non saprei.
- E non parli allora! L'uomo va a vedere, e in mezzo al fieno più schifoso e al letame più orrendo e ai topi morti più putridi, vede quel pezzo di legno.
- E…?
- E, con l'occhio esperto di uno che la musica la studia, si accorge che davanti non ha un'arpa bensì qualcosa di molto più bello e più interessante: un fortepiano antico... antico tipo di due secoli fa! Pensi un po'. Tutto rotto e sfasciato. Però ci ha visto lungo e così se l'è comprato, e l'ha portato a restaurare. Dopo era il più bel pianoforte antico mai visto in giro! Un pezzo da collezione, in più perfettamente funzionante.
- E secondo lei, il figlio suona su quel pianoforte, la sera? È per questo che quella musica è così bella? Perché quel pianoforte s'è visto due secoli di storie in più di noi, e ora ce le racconta? Per questo lei mi parla di questa storia?
- Ah non lo so, la storia è finita, me l'ha raccontata una signora in risposta alla mia in cui sostenevo che il gatto del pianista è magico. Allora, facciamo due rosette e un filoncino, come sua madre?
- Il pianista ha un gatto?
- Oh, buongiorno. Ma certo. Mia madre mi ha avvisata: Se vai a prendere il pane lì, metti in conto il tempo della storia.
- Chi è sua madre, signorina...?
- Flaminia.
- Ah, la figlia di Alda! Finalmente, quale onore. È la prima volta che la vedo nel mio forno e sono già due anni che sto qui. Lei lo ascolta il pianista misterioso, sì?
- Lo sento, sì, come si può non…
- E infatti! Immaginavo, è innamorata.
- Prego?
- Il nostro pianista, prima abitava in campagna, in un paesello più piccolo ancora di questo. Era un ragazzo, e stava lì con sua madre e suo padre. Suo padre anche suonava e lo faceva sempre, tutto il giorno. C'era un contadino, un po' più in là di casa loro, in mezzo ai campi di girasole. E, un giorno, chiama il papà pianista e lo fa entrare nel suo fienile, e gli dice di avere un'arpa antica…
- Un'arpa? A un pianista?
- Un'arpa. E che le importa? Se è un pianista gli piace tutta la musica no? Che a Mozart non piaceva l'arpa?
- Veramente non saprei.
- E non parli allora! L'uomo va a vedere, e in mezzo al fieno più schifoso e al letame più orrendo e ai topi morti più putridi, vede quel pezzo di legno.
- E…?
- E, con l'occhio esperto di uno che la musica la studia, si accorge che davanti non ha un'arpa bensì qualcosa di molto più bello e più interessante: un fortepiano antico... antico tipo di due secoli fa! Pensi un po'. Tutto rotto e sfasciato. Però ci ha visto lungo e così se l'è comprato, e l'ha portato a restaurare. Dopo era il più bel pianoforte antico mai visto in giro! Un pezzo da collezione, in più perfettamente funzionante.
- E secondo lei, il figlio suona su quel pianoforte, la sera? È per questo che quella musica è così bella? Perché quel pianoforte s'è visto due secoli di storie in più di noi, e ora ce le racconta? Per questo lei mi parla di questa storia?
- Ah non lo so, la storia è finita, me l'ha raccontata una signora in risposta alla mia in cui sostenevo che il gatto del pianista è magico. Allora, facciamo due rosette e un filoncino, come sua madre?
- Il pianista ha un gatto?
- Allora, non lo vede che c'è la fila?
- Sì, mi scusi...
- Sì, mi scusi...
Sempre così, con gli interlocutori. Parlano solo loro, e mai che ascoltino lei. Ecco perché a Flaminia non piace uscire e incontrare gente. Anche con gli studi, aveva faticato così tanto a portarli a termine. Il tempo trascorso chiusa in casa a studiare, quello le era piaciuto: era sostenere gli esami che le aveva procurato un immenso dispendio di energie: perché doveva parlare con i professori, che erano così autoriferiti. Aveva preso il diploma di liceo classico e poi due lauree, di cui una in lettere antiche e l'altra in lingue. Aveva trovato lavoro presso una casa editrice come traduttrice di romanzi e saggi, occupazione ereditata da sua madre, che viveva e sta ancora al piano di sotto, e per lasciarle il posto è andata in pensione, tanto aveva iniziato a lavorare molto presto. Mestiere che le permette di lavorare da casa, chiusa dentro, e di non avere contatto con altri essere umani che non vivano vite formato Times New Roman nero.
I suoi rapporti con persone reali si limitano a quelli con sua madre, sua cugina che di tanto in tanto la trascina al cinema, alcuni conoscenti del periodo degli studi che le citofonano se passano sotto casa sua, perché poi alla fine la ricordano come una ragazza simpatica.
Lei non pensa ci sia nulla di anormale in quell'esistenza. E, d'altronde, nessuno le ha mai trasmesso quest'idea: ecco cosa succede ad una donna nella cui vita non esistono ingerenze d'opinione di alcun genere: tira dritta per la sua strada.
I suoi rapporti con persone reali si limitano a quelli con sua madre, sua cugina che di tanto in tanto la trascina al cinema, alcuni conoscenti del periodo degli studi che le citofonano se passano sotto casa sua, perché poi alla fine la ricordano come una ragazza simpatica.
Lei non pensa ci sia nulla di anormale in quell'esistenza. E, d'altronde, nessuno le ha mai trasmesso quest'idea: ecco cosa succede ad una donna nella cui vita non esistono ingerenze d'opinione di alcun genere: tira dritta per la sua strada.
Però, senza accorgersi che quella strada, è in realtà una specie di nuvola.
Flavio, dal canto suo, prima di quel pianoforte restaurato non ricorda nulla della sua vita. In effetti, poter suonare uno strumento che sa tante cose sparse negli anni, e non avere immagini nemmeno fugaci di ben mezza della propria vita, è qualcosa che in un certo senso lo consola: può sostituire le sue storie con quelle della musica, e vivere in mille e più vite.
- fine terza parte -
- domani, la quarta -
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