giorno 31
|| spunto 31 ||
Scavalliamo insieme il primo mese di quarantena, sperando che il secondo vada in onda in forma ridotta (cit.).
Dato che non è ancora ben chiaro quando verremo liberati e con che modalità, io ho deciso che il superfluo deve ricominciare a far parte della mia vita, perché niente è più necessario del superfluo.
E mi sono rimessa a fare acquisti online.
E ho scoperto che ho voglia di comprare cose più strane di quelle che comprerei normalmente e, contemporaneamente, che posso risolvere così più acquisti quotidiani di quelli che credessi.
Ti faccio alcuni esempi di scelte con cui ho fatto girare l'economia di recente (eheheheh bella scusa morale):
- il vino, amico dei tempi più bui;
- la crema corpo, quella che generalmente compro in farmacia (ma ora non ho voglia di andare a fare la fila pure in farmacia), per contrastare l'effetto del vino sulla cellulite;
- i libri per kindle ma anche quelli cartacei (un classico in realtà);
- i gessetti per colorare i capelli, per impiegare il tempo senza fare pasticci, tanto si lavano via con la doccia: ecco, questo è un esempio di acquisto cui non avrei mai pensato prima della quarantena.
Poi, lo shopping online risolve anche le festività: i regali di compleanno e le uova di Pasqua (ma forse per quelle è tardi - non so, ho notato che sull'app di Glovo è comparso il simbolino del coniglietto, quindi immagino si possano ricevere nel giro di poco, come la cena).
Insomma, di questo spunto forse non avevi bisogno, perché ci eri arrivato prima di me, ma io negli ultimi giorni, ho rivalutato l'online.
Non per la spesa, che qui è impossibile da fare.
Ma per tutto il resto sì, e i tempi di consegna sono tornati quasi normali.
|| racconto 31 ||
(datato anno 2004)
- quarta parte -
Forse è questo il segreto del loro longevo matrimonio: si compensano. Inoltre non hanno figli, poiché Il cielo, come dice la signora, non ne ha mandati.
La donna ripensa spesso a quando il vecchio fienile in mezzo al campo, era solo un vecchio fienile in mezzo a un campo di loro proprietà. Tutto era iniziato quando si erano resi conto che aveva bisogno di una ripulita, poi di uno sgombero e, infine, di una piccola ristrutturazione.
Lei ogni mattina portava al marito la colazione a letto, composta di caffè, una fetta di torta fatta in casa e l'aggiornamento della stato di cose al fienile. Il marito si limitava a mangiare e a lamentarsi perché il caffè era troppo amaro o troppo dolce. Dopodiché si stirava la schiena e le gambe fino a scrocchiare tutto e, sbadigliando rumorosamente, si alzava in piedi. Cercava le pantofole, puntualmente non le trovava, allora si grattava il petto e grugniva.
La moglie senza il minimo trasalimento facciale o fisico, non appena l'uomo usciva dalla camera da letto si chinava, sbirciava sotto tra la polvere, avvistava le due pantofole marroni ribaltate l'una sull'altra al centro dello spazio d'ombra del letto, si allungava un poco, le afferrava e le sistemava accanto al comodino.
Poi si alzava e usciva sulla veranda a fumare una sigaretta.
Una mattina, era successo quello che in gergo cinematografico verrebbe definito incidente scatenante. Questo avrebbe portato a un punto di svolta: piccolo per i coniugi Allevailgallo, piuttosto corposo per il ragazzino di quasi quindici anni che viveva lì vicino.
Il signor Allevailgallo si era svegliato in anticipo sui tempi consueti della moglie e, senza farsi troppi problemi, si era alzato dal letto, aveva infilato al primo colpo le pantofole marroni, ed era sceso in cucina, con un'unica fermata intermedia in bagno.
Aveva mangiato una grossa porzione della pasta e patate fredda di frigorifero avanzata la sera prima, e, definitivamente sveglio, si era acceso una sigaretta sfilandola dal pacchetto della moglie abbandonato sul tavolo. Erano vent'anni che non fumava: praticamente ricominciava di nuovo quella mattina.
Aveva dato una lunga scorsa al cielo sbirciandolo dalla finestra: era ancora scuro, non aveva albeggiato del tutto. Aveva il tempo di una doccia. Salite le scale, aveva aperto la porta del bagno e poi ci aveva ripensato: doveva andare nel fienile, non ad una festa: la doccia l'avrebbe fatta la sera.
Si era girato su se stesso, aveva preso una maglietta, dei pantaloni sdruciti e un paio di stivali di gomma da pioggia, ed era uscito.
L'aria si stava schiarendo rapidamente e l'uomo, armato di buone intenzioni e ottimi propositi, aveva camminato fino al fienile.
Alla pallida prima luce mattutina, sembrava quasi bello: di sicuro era suggestivo.
Gli era bastato aprire la porta per cambiare opinione: era il posto più lercio e putrido dove mai avesse posato pesantemente i piedi.
Con una rapida panoramica si era guardato intorno: topi, fango, paglia, travi, escrementi, un gatto – un gatto? – addormentato o forse morto, cianfrusaglie e scatole e vecchi attrezzi da campo.
Il contadino era rimasto almeno un'ora perplesso e indeciso sulla porta del fienile.
Nel frattempo, si era fatto giorno. Si sentiva il gorgoglio della moka che la signora non mancava mai di fare al mattino. Probabilmente, nonostante la sua proverbiale riservatezza, di lì a poco sarebbe sbucata dietro il marito avvolta dal profumo del caffè.
Invece questo non era accaduto e l'uomo, dopo aver aspettato una quindicina di minuti, si era voltato, era tornato in casa per bere un caffè ormai che era ormai freddo e per giunta amaro. Quantomeno, la moglie gli aveva lasciato una crostata calda, appena sfornata.
Lei intanto era sotto la doccia, come rivelava lo scrosciare dell'acqua proveniente dal piano di sopra.
Il signor Allevailgallo stava tornando nel fienile. Mentre camminava si tastava il ventre piuttosto tondeggiante, per capire se aveva ancora fame o gli bastava così. Per ora stava bene.
Il fienile alla luce del sole non aveva certo acquistato una fisionomia più rassicurante, anzi, sembrava ancora peggio che in penombra.
Doveva tirarsi su non solo le maniche, anche il morale.
Era ora di iniziare i lavori.
All'ora di cena, non aveva ancora finito.
Un'oretta prima che la signora si mettesse a cucinare, il contadino, che dalla mattina aveva aperto bocca solo per dire: Questa pasta e fagioli mi farà funzionare a reazione questo pomeriggio, raccogliendo le idee, aveva convocato la moglie.
Lei, richiamata dal vocione sgraziato del marito, lo aveva raggiunto immediatamente.
Non essendo abituata a dar pareri se non richiesti, non aveva aperto bocca finché il marito non le aveva porto la domanda.
Era seguito un rapido scambio di battute: lui aveva trovato uno strumento musicale, un'arpa, e voleva conferma di questo dalla moglie. La scomodava solo per il genere di problemi che ponevano quesiti che a lui parevano universali.
Lei ogni mattina portava al marito la colazione a letto, composta di caffè, una fetta di torta fatta in casa e l'aggiornamento della stato di cose al fienile. Il marito si limitava a mangiare e a lamentarsi perché il caffè era troppo amaro o troppo dolce. Dopodiché si stirava la schiena e le gambe fino a scrocchiare tutto e, sbadigliando rumorosamente, si alzava in piedi. Cercava le pantofole, puntualmente non le trovava, allora si grattava il petto e grugniva.
La moglie senza il minimo trasalimento facciale o fisico, non appena l'uomo usciva dalla camera da letto si chinava, sbirciava sotto tra la polvere, avvistava le due pantofole marroni ribaltate l'una sull'altra al centro dello spazio d'ombra del letto, si allungava un poco, le afferrava e le sistemava accanto al comodino.
Poi si alzava e usciva sulla veranda a fumare una sigaretta.
Una mattina, era successo quello che in gergo cinematografico verrebbe definito incidente scatenante. Questo avrebbe portato a un punto di svolta: piccolo per i coniugi Allevailgallo, piuttosto corposo per il ragazzino di quasi quindici anni che viveva lì vicino.
Il signor Allevailgallo si era svegliato in anticipo sui tempi consueti della moglie e, senza farsi troppi problemi, si era alzato dal letto, aveva infilato al primo colpo le pantofole marroni, ed era sceso in cucina, con un'unica fermata intermedia in bagno.
Aveva mangiato una grossa porzione della pasta e patate fredda di frigorifero avanzata la sera prima, e, definitivamente sveglio, si era acceso una sigaretta sfilandola dal pacchetto della moglie abbandonato sul tavolo. Erano vent'anni che non fumava: praticamente ricominciava di nuovo quella mattina.
Aveva dato una lunga scorsa al cielo sbirciandolo dalla finestra: era ancora scuro, non aveva albeggiato del tutto. Aveva il tempo di una doccia. Salite le scale, aveva aperto la porta del bagno e poi ci aveva ripensato: doveva andare nel fienile, non ad una festa: la doccia l'avrebbe fatta la sera.
Si era girato su se stesso, aveva preso una maglietta, dei pantaloni sdruciti e un paio di stivali di gomma da pioggia, ed era uscito.
L'aria si stava schiarendo rapidamente e l'uomo, armato di buone intenzioni e ottimi propositi, aveva camminato fino al fienile.
Alla pallida prima luce mattutina, sembrava quasi bello: di sicuro era suggestivo.
Gli era bastato aprire la porta per cambiare opinione: era il posto più lercio e putrido dove mai avesse posato pesantemente i piedi.
Con una rapida panoramica si era guardato intorno: topi, fango, paglia, travi, escrementi, un gatto – un gatto? – addormentato o forse morto, cianfrusaglie e scatole e vecchi attrezzi da campo.
Il contadino era rimasto almeno un'ora perplesso e indeciso sulla porta del fienile.
Nel frattempo, si era fatto giorno. Si sentiva il gorgoglio della moka che la signora non mancava mai di fare al mattino. Probabilmente, nonostante la sua proverbiale riservatezza, di lì a poco sarebbe sbucata dietro il marito avvolta dal profumo del caffè.
Invece questo non era accaduto e l'uomo, dopo aver aspettato una quindicina di minuti, si era voltato, era tornato in casa per bere un caffè ormai che era ormai freddo e per giunta amaro. Quantomeno, la moglie gli aveva lasciato una crostata calda, appena sfornata.
Lei intanto era sotto la doccia, come rivelava lo scrosciare dell'acqua proveniente dal piano di sopra.
Il signor Allevailgallo stava tornando nel fienile. Mentre camminava si tastava il ventre piuttosto tondeggiante, per capire se aveva ancora fame o gli bastava così. Per ora stava bene.
Il fienile alla luce del sole non aveva certo acquistato una fisionomia più rassicurante, anzi, sembrava ancora peggio che in penombra.
Doveva tirarsi su non solo le maniche, anche il morale.
Era ora di iniziare i lavori.
All'ora di cena, non aveva ancora finito.
Un'oretta prima che la signora si mettesse a cucinare, il contadino, che dalla mattina aveva aperto bocca solo per dire: Questa pasta e fagioli mi farà funzionare a reazione questo pomeriggio, raccogliendo le idee, aveva convocato la moglie.
Lei, richiamata dal vocione sgraziato del marito, lo aveva raggiunto immediatamente.
Non essendo abituata a dar pareri se non richiesti, non aveva aperto bocca finché il marito non le aveva porto la domanda.
Era seguito un rapido scambio di battute: lui aveva trovato uno strumento musicale, un'arpa, e voleva conferma di questo dalla moglie. La scomodava solo per il genere di problemi che ponevano quesiti che a lui parevano universali.
Quindi era tenuta a pensarci bene: la domanda era importante.
- fine quarta parte -
- domani, la quinta -
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