giorno 37
|| spunto di pensiero 2,
già spunto 37 ||
fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri corre una strada in salita, lungo la quale immagina che sia stato costruito un muricciolo, come i paraventi sopra i quali i burattinai, celati al pubblico, mettono in scena i loro spettacoli».
«Li vedo», disse.
«Immagina allora degli uomini che portano lungo questo muricciolo oggetti d'ogni genere sporgenti dal margine, e statue e altre immagini in pietra e in legno delle più diverse fogge; alcuni portatori, com'è naturale, parlano, altri tacciono».
«Che strana visione», esclamò, «e che strani prigionieri!».
«Simili a noi», replicai: «innanzitutto credi che tali uomini abbiano visto di se stessi e dei compagni qualcos'altro che le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna di fronte a loro?»
«E come potrebbero», rispose, «se sono stati costretti per tutta la vita a tenere il capo immobile?»"
(Platone, La Repubblica)
Se poi ne vuoi di più: Libro VII, con il seguito del mito della caverna.
|| racconto 37 ||
(datato anno 2003)
- seconda parte -
Era già una settimana che non dipingeva più, ed era già nuovamente sabato. Aveva anche quasi mangiato tutto il tonno in scatola che le era rimasto: sarebbe andata avanti nutrendosi di cracker, ma per quanto tempo?
Non le passava nemmeno per l'anticamera del cervello di uscire per raggiungere l'alimentari a cento metri da casa. Non avrebbe retto il confronto con altre persone. Che le avrebbero di certo detto: Adriana bella, come stai? Ma allora sei viva! Chi non muore si rivede!, e altre frasi fatte sul genere che le avrebbero procurato solo un gran blocco alla bocca dello stomaco, e nient'altro. No, se le cose stavano così, meglio non veder nessuno: uscire sarebbe voluto dire andarsela a cercare, la società.
Una volta in piedi, aveva acceso il caminetto, ché ormai era autunno e fuori pioveva forte, tanto fitto che l'acqua sembrava nebbia spessa, impenetrabile e grigio perla.
Si era accoccolata sulle mattonelle marroni del pavimento acciambellata su se stessa come un gatto, la testa rivolta all'insù, gli occhi spalancati e vacui.
Se ne stava a guardare silenziosa l'intonaco del soffitto sgretolarsi proprio come la sua vita, senza alcuna pretesa di opporsi, o di intrufolarsi nei loro piani.
Mattina. Chi l'ha detto che dopo una buona dormita tutto si sistema? Adriana non ci credeva affatto, altrimenti dopo un anno, sai le volte che si sarebbe ripresa. Invece niente.
Per un attimo aveva ricevuto dal suo corpo l'istinto di alzarsi a sedere, ma era durato solo un attimo, subito era ricaduta pesantemente sulla schiena, provocandosi un certo dolore, come quando si fa un tuffo in mare e si cade di piatto sulla colonna vertebrale.
Un piccolo ragno operoso stava tessendo una grande ragnatela in un angolo: le zampette sottili come capelli si muovevano frenetiche, filando laboriosamente quella pasta iridescente, fino a darle forma.
Frattanto un trafiletto di sole si stagliava sul filo delle mattonelle alla destra del corpo di Adriana.
Poco ci era voluto perché quella luce non arrivasse ad invadere il suo spazio: questo le aveva provocato una piacevole sensazione di tepore.
Stupita, si era alzata davvero, e aveva camminato lentamente fino alla finestra, con le veneziane color crema chiuse, dalle quali si infiltravano quei ritagli di sole. Sollevando un poco un listello, aveva infilato lo sguardo attraverso la fessura allargata: sembrava non piovere più, e invece pioveva, contemporaneamente però era uscito il sole. Ad una certa ora quello stesso sole si sarebbe tuffato in acqua tingendola di rosso. Non aveva mai apprezzato i tramonti. Le piacevano di più le albe, che erano degli inizi e non dei finali. Riccardo, invece, li amava così tanto, i tramonti. Le diceva sempre che "Le sfumature di colori che si possono vedere dalla terrazza di casa mia, sono stupefacenti. Che peccato che tu non le apprezzi."
Già, che peccato. Ora, che il dolore le sedeva accanto, immobile come lei, si guardava indietro e detestava quella ragazza rigida che era stata: avrebbe potuto guardare un tramonto solo per i suoi colori e per quello che è: un tramonto, solo un tramonto. Senza simbolismi.
Non l'avrebbe proprio mai detto che si sarebbe potuta ritrovare così. Sfinita, sola, sofferente, riflessiva, ferma. Soprattutto, ferma, cosa che non le era mai capitata prima.
Quel sole mite le insinuava una certa serena nostalgia dentro. E così stava lì, non riuscendo a staccarsene. Guardava il pulviscolo atmosferico e le sembrava di vedere tante piccole stelle un po' pallide, ma pur sempre stelle. Guardava fuori. C'era una ragazza, una ragazzina, sì e no sui sedici - diciott'anni, lunghissimi capelli color miele, occhi certamente celesti e corpo di bambina delicata, maglioncino bianco e gonnellina colorata. La osservava come fosse una visione, invidiandole la vita che aveva ancora davanti. Le si stava affacciando nella mente un ricordo, un'immagine: lei adolescente mentre fa il bagno sotto la pioggia. Non c'è sensazione più bella, pensava, di quando piove e non te ne curi, sei già in acqua e godi il doppio, non riesci a tenere gli occhi troppo aperti e ti lasci bagnare, felice. Una volta, quando aveva sedici anni o giù di lì, aveva incontrato un ragazzo su una spiaggia nuova dove s'era avventurata. Si erano seduti e avevano chiacchierato sotto un ombrellone, finché ad un certo punto s'era messo a piovere. "Guarda Adriana piove" – "Lo vedo, meno male che siamo al riparo" – "Ma no che dici, dammi la mano, corriamo a fare il bagno!" – "Ma sei sicuro che sia il caso?" – "Gli ombrelloni in spiaggia sono fatti per riparare dal sole, se piove non devi starci sotto." – "Trovi?" – "Certo che sì! Dai corri."
Ed erano corsi sul serio, si erano tuffati e poi lui l'aveva baciata: era stato un bacio dolce, da film, di quei baci che ci si riesce a dare solo da adolescenti. Ora quel ricordo le galleggiava negli occhi, sulle due lacrime ancora non sporte fra le ciglia.
Improvvisamente un brivido lieve e intenso l'aveva distolta da quello stato malinconico. Una minuscola goccia di pioggia era riuscita a filtrare dal vetro e posarsi sulla sua mano sinistra, quella con cui sosteneva la veneziana aperta.
Quella goccia l'aveva riportata alla realtà: fuori, la ragazzina era scomparsa. Forse l'aveva solo immaginata.
Le stava venendo voglia di andare a camminare sulla sabbia, come aveva fatto quando quel ragazzo del bacio, poi, l'aveva salutata alla fine dell'estate dicendole che l'avrebbe riempita di lettere e che non l'avrebbe mai dimenticata. Non era vero, perché a settembre sarebbe tornato dalla fidanzatina di scuola: quando le storie estive finivano (perché finivano sempre), l'unica cosa che Adriana voleva riportarsi in città, era la fotografia mentale del mare: sopra, ci scriveva (mentalmente) - i titoli di coda di quel bellissimo film che era stata l'ultima storia estiva. E ne aveva un catalogo pulito e preciso, e sfogliarlo non faceva alcun male.
Ora, chiusa in casa, immaginava le increspature e la schiuma delle onde, i granchietti, le conchiglie. Il suono della risacca, delle onde, del vento.
Era molto preoccupata che il mare la potesse sgridare per come stava dissipando la sua vita.
Quella piccola goccia di pioggia era il mare intero, e Adriana si sentiva invasa da un profondo senso di sconforto. E, forse, di colpa. Una colpa nei suoi stessi confronti.
Con la luce del tramonto e accompagnata dal delicato profumo della pioggia che stava cessando di cadere, era arrivata - anche quel sabato - Alessia con la spesa.
Era molto preoccupata che il mare la potesse sgridare per come stava dissipando la sua vita.
Quella piccola goccia di pioggia era il mare intero, e Adriana si sentiva invasa da un profondo senso di sconforto. E, forse, di colpa. Una colpa nei suoi stessi confronti.
Con la luce del tramonto e accompagnata dal delicato profumo della pioggia che stava cessando di cadere, era arrivata - anche quel sabato - Alessia con la spesa.
Adriana le era corsa incontro: Grazie, amica mia. Torniamo a casa.
Alessia, felice, l'aveva abbracciata.
Sulla sabbia umida, solo due piedi avevano lasciato le loro orme, prima di tornare in città: quelli di Adriana.
Proprio come quando era ragazza, e aveva tutta la vita davanti.
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