giorno 39

|| spunto di pensiero 4,
già spunto 39 ||

"A vicenda predominano nel ciclo ricorrente [gli elementi] periscono l'uno nell'altro e si accrescono nella vicenda del loro destino.
Questi soli, appunto, sono gli elementi, ma, precipitando l'uno nell'altro, nascono gli uomini e le altri stirpi di fiere, una volta riuniti a opera dell'Amore in un solo cosmo, una volta separati ciascuno per sé a opera dell'Odio della Contesa".

"Ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta, ma c'è solo mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita, per queste cose, è usato dagli uomini".
"Ogni volta che gli elementi, emergendo alla luce, si mescolano in forma di uomo o di bestie selvatiche o di piante o di uccelli, essi lo chiamano nascere; quando invece si separano, parlano di morte".



|| racconto 39 ||
(datato anno 2003)
- seconda parte - 

Non che serva l'approvazione di nessuno, per far sì che due persone si piacciano. Ma, tra donne, questo è un caposaldo dell'amicizia femminile, i pareri, i commenti e i suggerimenti devono esserci. Quando la questione all'ordine del giorno è un ragazzo nuovo, allora l'esame è obbligatorio. 
Però, è un banco di prova importante, accompagnato da una certa tensione irrazionale. Come quando si fanno le analisi del sangue per la società sportiva e si trema nonostante la consapevolezza di essere pulita e non dopata; come quando si passa davanti a un posto di blocco della polizia e ci si sente inspiegabilmente un po' in difetto - il tipo di sensazione che suscita, nella "candidata", l'esame cui viene sottoposto un nuovo ragazzo da parte di un'amica, genera quell'ansia. 
Guardando le foto, rigirandole tra le mani, la prima cosa che avevo pensato era stata: Giovanni Verga.
Il giovane militare, in divisa e occhiali scuri, aveva scelto per la foto principale - quella in cui mostrarsi in tutto il suo splendore - uno sfondo a dir poco triste: un lembo di lettuccio da camerata, un povero termosifone, e il bianco scalcinato d'una parete che sembrava sussurrare amarezza per la sua sfortunata condizione: uno sfondo degno del Ciclo dei Vinti.
Poi, la lezione era cominciata - non prima che restituissi la triste fotografia a Sabina.
La fase successiva del rapporto, era stata la presentazione ufficiale, sempre strettamente telefonica - dato che ancora non si erano incontrati. Eravamo andate al cinema, quella sera. Arrivate al multisala come d'abitudine un po' prima, per prendere i biglietti migliori e bere qualcosa al bar, avevamo chiamato Paolo, come pianificato qualche ora prima. Quando Sabina me lo aveva passato, avevo fatto una certa fatica a rimanere seria, ripensando che stavo parlando con il protagonista di quella foto. Lui, serissimo, parlava di Sabina come di "Il Mio Amore": non sapevo se ridere o piangere.
Da parte sua, la mia amica, teneva alto il livello di zuccheri nella rete telefonica, livello da diabete, sfoggiando la più classica e meravigliosa e inconfondibile delle voci da Topo Gigio. 
Quando mancavano cinque minuti all'inizio del film, finalmente, la chiacchierata alternata era finita.
I giorni passavano e Sabina era ogni ora a dir poco più impaziente. 
Mancavano solo due settimane a quello che sarebbe stato il loro primo incontro; poi - una sola settimana.
A due giorni dal grande evento, durante l'imperdibile lezione in palestra, Sabina mi aveva incalzata: "Lo sai che giovedì dobbiamo andare a cena in quattro, e che mio cugino non prenota se non vieni anche tu, sì? Reclama il suo bacio."
Più dell'incredulità, a quel punto, poté la curiosità: "Certo, sì, andiamo", avevo risposto placidamente.
Quel pomeriggio, all'uscita della palestra, seduta in un angolo c'era una cartomante. 
A quell'inaspettata visione, Sabina era stata molto tentata dal farsi leggere il destino, ma poi aveva deciso che l'ignoto avesse più fascino.
Il mercoledì, Sabina era decisamente in preda al panico. La domanda ricorrente della giornata era stata: "E se poi non ha la faccia da uomo della mia vita?"
Che mi sembrava un dubbio carino, infantile ma carino.
La risposta, anche quella ricorrente, l'avevo articolata pensando a cosa avrei voluto sentirmi dire io. E, quello che era venuto fuori, suonava come: "Domani lo vedi e ti sciogli ogni dubbio. Tanto, o non ti piace, o non gli piaci, o non vi piacete insieme, o, cosa probabile: vi piacete alla grande!"
Ero così concentrata sulla Coppietta Telecom che non pensavo più nemmeno al fatto che si trattava di una cena completamente al buio, anche per me: qual era la faccia del mio partner?
Finalmente, il giovedì era arrivato. Sabina era andata a riceverlo alla stazione. Ma l'attesa l'aveva sapientemente trascorsa nascosta dietro una colonnina provvidenziale: era pronta a dribblare un eventuale mostro privo di aspetto da Uomo della Sua Vita ma, al contempo, stringeva tra le mani un romanzo finemente impacchettato: quel giorno, era anche il giorno del compleanno di Paolo.
Solo poco prima dell'ora di cena, avevo finalmente ricevuto una telefonata da Sabina, con il resoconto del "Pomeriggio più bello della mia vita": resoconto che mi aveva lasciato ben poco tempo per prepararmi a modo per un'uscita a quattro, con il quarto a sorpresa.
Ma ce l'avevo fatta: doccia, capelli, crema profumata sul corpo, trucco e vestiti. Manicure, quella no.
E così, siamo tornati al punto di partenza: la cena a base di paella e sangria, nel ristorante spagnolo di Trastevere.
La nuova fiamma della mia amica ha una faccia che non saprei dire se sia da Principe Azzurro, ma di certo è da buono. Biondo, con gli occhi azzurri e la pelle chiara, si è meritato l'epiteto di Bambino Morte a Venezia.
Paolo e Sabina si sono comportati in maniera affiatata, scambiandosi molte tenerezze e qualche cosa di più. Come due che stanno insieme già da un po' per cui a loro agio, ma non da troppo per cui ancora con gli occhi a cuore. 
Pazzesco dove li avesse condotti un innocente pomeriggio di shopping abbinato ad una telefonata.
Siamo usciti dal ristorante che io e Sabina facevamo la prova delle mattonelle allineate per verificare il tasso di alcolemia nel nostro sangue, con discreto successo.
Ma la serata sarebbe proseguita: un giro a Piazza Navona, un altro al Pantheon, uno shot al baretto di Piazza delle Cinque Lune.
"Mi sono innamorato", ha ammesso candidamente Paolo, rientrando in macchina, dopo aver accompagnato Sabina al portone.
"Si è innamorato", ha ridacchiato Enrico, guardandomi.
"Adesso portate a casa anche me, eh, che ho sonno", ho concluso, temendo che Enrico potesse reclamare il suo bacio.
No, lui non aveva decisamente la faccia da Uomo della mia Vita: ora ho capito cosa intendeva dire Sabina.





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