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"Le parole sono importanti".
La voce di Nanni Moretti o, meglio, del suo alter ego Michele Apicella in Palombella Rossa, mi rimbomba in testa dall'inizio di tutta la vicenda Covid-19.
Mi chiedo spesso se sono l'unica ad avere la sensazione che il racconto del presente sia stato fatto e continui ad essere fatto in modo disgraziatamente poco corretto.
Non mi riferisco, naturalmente, al piano medico o politico, campi in cui non ho nessuna competenza.
Mi riferisco al piano comunicativo e, ancor più nel dettaglio, al piano lessicale; che invece padroneggio, se non altro per assidua frequentazione professionale.
Le parole sono importanti, per chi fa il mio lavoro sono le fondamenta, come la punteggiatura e la correttezza grammaticale.
Distanziamento sociale: un'espressione non scorretta in sé, esistono associazioni di concetti o di idee di ogni genere.
Ma non mi pare significhi quello che dovrebbe comunicare: perché non parlare di distanziamento fisico? O di distanza di sicurezza? Sono solo due delle espressioni che si sarebbero potute scegliere e che avrebbero chiarito, senza possibilità di fraintendimento, il concetto intrinseco.
Assembramento: da un giorno all'altro, l'antitesi del distanziamento sociale di cui sopra si chiama assembramento: con la r. Ogni volta che qualcuno scrive assemblamento a me vengono in mente i robot giganti dei cartoni animati giapponesi: quelli sì che erano un assemblaggio di persone!
Assembramento è diventato un termine tanto ricorrente che ormai non si sente più parlare di resilienza: se è vero che chiodo scaccia chiodo, arriverà presto un'altra brutta parola a sostituire anche questa.
Movida: una delle ultime arrivate, così cara a tutti coloro che cercano l'untore tra gli irresponsabili che escono, preferibilmente di sera, almeno quanto fino a un paio di mesi fa lo cercavano tra chi faceva jogging. Ma chi l'ha scelta, la parola movida, così anacronistica e decontestualizzata, un fan di Sorrentino? La Treccani online riporta che il primo significato di questo termine mostruoso che nessuno aveva mai usato prima, sia da rintracciarsi in Spagna dove, "negli anni '80 del Novecento, il clima sociale e culturale [era] tornato vivace dopo la fine del regime franchista". Per dire.
Mascherinizzato: non ho ancora perdonato l'Accademia della Crusca per l'approvazione del termine "petaloso" o l'ammissione dell'apostrofo tra qual e è, non mi pare il caso di inventare nuovi aggettivi inutili tanto quando quelli derivati dall'inglese (es: schedulato usato al posto di programmato).
Delivery e Take Away: ho notato con stupore che anche diversi proprietari di ristoranti non conoscono la differenza tra i due concetti: forse bisognerebbe tornare ad utilizzare un po' di italiano. Per delivery, si intende la consegna a casa da parte di un rider (non un runner, quella sono io, quando corro); per take away si intende il gesto di recarsi in un locale, scegliere qualcosa da mangiare o da bere, prendere e consumare in altro posto: lontano dal locale, però, che sennò si crea un assembramento ed è subito movida! (sic)
Smart working: ho già provato a fare chiarezza in passato su questo blog e altrove che lavorare a / da casa, non è sinonimo di smart working: non so perché anche chi dovrebbe padroneggiare le più elementari basi di comunicazione non riesca a chiamare le cose con il loro nome corretto: non bisogna ignorare il principio di non contraddizione, che fa sì che quella con cui sto scrivendo si chiami tastiera e non gabinetto, e siamo tutti d'accordo che è proprio una tastiera e non un gabinetto, e sappiamo così che serve per scrivere e non per fare la pipì: non si può ignorare il principio di non contraddizione perché altrimenti "parlaimmo e nun ce capaimmo" (chi ha bisogno di googlare la citazione è troppo giovane per i miei gusti).
Pulire, Sanificare e Disinfettare: questi tre verbi non sono sinonimi. Non sono io a dirlo, è il tanto bistrattato poiché troppo spesso dimenticato o non preso in considerazione dizionario della lingua italiana, a definirlo.
Assistenti civici: improvvisamente li vedo scritti ovunque, al plurale, "così, de botto, senza senso".
Un nome per un ruolo che mi fa venire in mente un altro nome per un ruolo: quello degli ausiliari del traffico.
Eroe: eròe s. m. [dal lat. heros -ōis, gr. ἥρως]. – "Nella mitologia di vari popoli primitivi, essere semidivino al quale si attribuiscono gesta prodigiose e meriti eccezionali; presso gli antichi, gli eroi erano in genere o dèi decaduti alla condizione umana per il prevalere di altre divinità, o uomini ascesi a divinità in virtù di particolarissimi meriti".
Congiunto: perché la sindrome da crocerossina si può manifestare anche nei confronti delle parole in via d'estinzione.
Se è vero che i fatti accadono e in certi casi ci possiamo fare poco o niente; è altrettanto vero che le parole raccontano, le parole illustrano, le parole chiariscono, le parole creano fraintendimenti, e ci possiamo fare davvero tanto.
Le parole sono importanti, ed è per questo che vanno utilizzate con cura, rispetto e competenza.
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