giorno 16
|| spunto 16 ||
La beauty routine, capitolo II.
Ieri ho parlato dell'abbrutimento da reclusione, e di un primo spunto per evitarlo, dedicato alla manicure: femminile, prevalentemente.
E intanto che aspetto una nuova vita, per non far sentire trascurato te, lettore maschietto, oggi vorrei tornare sul discorso tutorial, dedicandolo al tuo sfoltimento di capelli.
Probabilmente, ad ispirarmi è il fatto che, proprio in queste ore, in questa casa, il coinquilino si sta giusto domandando: "Mi taglio o non mi taglio, i capelli?"
Ho scovato su youtube un simpaticissimo ragazzo romano, che spiega passo passo come tagliarsi i capelli da soli.
E poi, visto che man mano che passano i giorni, diventiamo via via più incattiviti, incarogniti, sospettosi, arrabbiati e pronti al giudizio... sempre in tema capelli, ecco uno spunto pensante.
La parola, a Gianni Rodari:
Si potrebbe capire a prima vista
Chi ha il cuore buono, chi la mente trista.
Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose:
non può certo pensare a brutte cose.
Quest'altro, poveraccio, è di umor nero:
gli crescono le viole del pensiero.
E quello con le ortiche spettinate?
Deve avere le idee disordinate,
e invano ogni mattina spreca un vasetto o due di brillantina.
|| racconto 16 ||
(datato anno 2009)
- prima parte -
La peggiore. Quella era stata, a memoria di donna, la peggior cena di San Valentino della sua vita. Ariel stava ancora risciacquando i piatti, mentre quel pensiero aveva iniziato a premerle dapprima leggermente, poi sempre più forte, nel cervello.
La peggiore. Cena. Di San Valentino. Della. Sua. Vita.
Non era poi così grave, per carità. Ariel e Massimo stavano insieme da poco, qualche mese.
Semmai avessero avuto un futuro insieme, lui avrebbe di certo capito che le ricorrenze per lei erano così importanti. Non fondamentali come altre questioni, ma importanti al punto che saltarne una rendeva Ariel incredibilmente triste. Certo, dopo ventotto anni di vita, di cui almeno quindici, spesi nel tentativo di capire/dominare i maschi di uomo, se c'era una cosa che aveva intuito era che loro, invece, delle ricorrenze - se ne sbattevano.
In particolar modo San Valentino, sembrava suscitare quella reazione di fastidio che generalmente provocano le allergie. Perché mai Massimo avrebbe dovuto fare eccezione?
Però, la mattina del giorno prima, quando lei l'aveva chiamato mentre faceva le prove generali davanti allo specchio, con indosso la tenuta da Giornata dell'Amore, non s'aspettava certo di passare la serata da sola.
Anche se gli indizi, c'erano tutti, e fin da subito.
Innanzitutto, Massimo dopo quindici squilli di cellulare, non aveva risposto.
"Starà dormendo. In fondo sono solo le dieci. Ed è sabato", aveva ipotizzato Ariel.
Innanzitutto, Massimo dopo quindici squilli di cellulare, non aveva risposto.
"Starà dormendo. In fondo sono solo le dieci. Ed è sabato", aveva ipotizzato Ariel.
Era così contenta di quella fortunata congiunzione astrale che aveva posizionato il loro primo (speriamo non ultimo) San Valentino di sabato, che nulla avrebbe potuto rovinare quella giornata. Ariel l'aveva studiata al dettaglio, per una volta non voleva lasciare nulla al caso o alla premura maschile: anche perché, a proposito di premura maschile, l'ultima confezione di Baci Perugina pensata per il 14 febbraio, l'aveva ricevuta prima dell'estinzione dei dinosauri.
Quindi, si era organizzata. E aveva portato avanti la giornata spuntando la lista delle cose da fare.
Comprare delle stelle filanti bianche coi cuoricini rossi: fatto.
Si immaginava già la scena: lui avrebbe suonato il campanello del piccolo monolocale arredato Ikea, di quelli io-vivo-in-35-metri-quadri; lei avrebbe aperto la porta con indosso quel delizioso vestitino che adesso avrebbe fatto meglio a riporre nell'armadio, se voleva evitare di sporcarlo o rovinarlo durante la giornata, e poi gli avrebbe soffiato addosso un paio di cerchietti di stelle filanti.
Lui inizialmente si sarebbe infastidito, perché lo sanno tutti che ai maschi non piacciono questi stupidi giochetti infantili, ma poi si sarebbe ricordato che era pur sempre San Valentino, e il romanticismo avrebbe avuto la meglio.
Alle 15 sarebbe andata dal parrucchiere. Quindi aveva cinque ore per far diventare quel buco disordinato di casa, un'invitante alcova per una coppietta novella.
Ah, la sua casetta, quel delizioso angolo di solitudine e libertà. Il suo posto. Dove, se voleva, poteva starsene in pace e non parlare con nessuno. O, se lo preferiva, ospitare le amiche. O, ancora, preparare una cenetta romantica. Con il suo letto comodo, l'unica cosa su cui non aveva badato a spese, in fase di arredamento.
Nel rassettare, si era fatto mezzogiorno. Forse era il caso di riprovare a chiamare Massimo. Ma cos'aveva fatto la sera prima?
Cellulare spento.
Si immaginava già la scena: lui avrebbe suonato il campanello del piccolo monolocale arredato Ikea, di quelli io-vivo-in-35-metri-quadri; lei avrebbe aperto la porta con indosso quel delizioso vestitino che adesso avrebbe fatto meglio a riporre nell'armadio, se voleva evitare di sporcarlo o rovinarlo durante la giornata, e poi gli avrebbe soffiato addosso un paio di cerchietti di stelle filanti.
Lui inizialmente si sarebbe infastidito, perché lo sanno tutti che ai maschi non piacciono questi stupidi giochetti infantili, ma poi si sarebbe ricordato che era pur sempre San Valentino, e il romanticismo avrebbe avuto la meglio.
Alle 15 sarebbe andata dal parrucchiere. Quindi aveva cinque ore per far diventare quel buco disordinato di casa, un'invitante alcova per una coppietta novella.
Ah, la sua casetta, quel delizioso angolo di solitudine e libertà. Il suo posto. Dove, se voleva, poteva starsene in pace e non parlare con nessuno. O, se lo preferiva, ospitare le amiche. O, ancora, preparare una cenetta romantica. Con il suo letto comodo, l'unica cosa su cui non aveva badato a spese, in fase di arredamento.
Nel rassettare, si era fatto mezzogiorno. Forse era il caso di riprovare a chiamare Massimo. Ma cos'aveva fatto la sera prima?
Cellulare spento.
"Addirittura?", si era stupita Ariel. Ma non era ancora il caso di agitarsi. Probabilmente lui l'aveva dimenticato acceso prima di addormentarsi, e adesso si era scaricato.
La testa di Ariel aveva iniziato a formulare pensieri ed interrogativi... "Ma non era meglio quando c'erano i telefoni fissi? Quelli non si spegnevano mai. E se non rispondeva nessuno, era probabilmente perché in casa non c'era nessuno. E non avevamo mica l'ansia che bisogna essere sempre reperibili. E nemmeno le paranoie da se ha visto la chiamata persa sul display, perché non richiama? Oh com'era tutto più semplice, ai tempi del telefono fisso. Come quando ero piccola. Non avevamo nemmeno la segreteria telefonica, quand'ero piccola"...
Cose da verificare: la cena.
La testa di Ariel aveva iniziato a formulare pensieri ed interrogativi... "Ma non era meglio quando c'erano i telefoni fissi? Quelli non si spegnevano mai. E se non rispondeva nessuno, era probabilmente perché in casa non c'era nessuno. E non avevamo mica l'ansia che bisogna essere sempre reperibili. E nemmeno le paranoie da se ha visto la chiamata persa sul display, perché non richiama? Oh com'era tutto più semplice, ai tempi del telefono fisso. Come quando ero piccola. Non avevamo nemmeno la segreteria telefonica, quand'ero piccola"...
Cose da verificare: la cena.
La cena, l'aveva ordinata. Ma non in un ristorante: aveva commissionato ad ognuna delle sue amiche brave a cucinare, una pietanza. Tra di loro erano così: si aiutavano. Erano giovani e squattrinate, ma solidali e unite.
Solo il dolce l'aveva comprato, ché i dolci non li sa fare nessuno. Per fortuna c'era la piccola pasticceria sotto casa, quella che spande il suo profumo di buono, fino all'angolo della strada.
Nel frattempo, dopo un'ora e mezzo di lavori domestici, la casa di Ariel era perfettamente ordinata. In più, si era portata avanti con l'apparecchiatura della tavola: tovaglia rossa, piatti rosa, portatovaglioli a forma di cuore reperiti in uno di quei negozietti tutto-a-1-euro e i calici da vino di Swarovski: non li aveva ancora mai utilizzati, erano quelli che s'era fatta regalare dalle sue amiche, quand'era andata a vivere da sola: le piacevano così tanto.
Dopo aver fatto una foto alla tavola, abitudine irrinunciabile, Ariel aveva deciso di uscire a prendere un po' d'aria e un pezzo di pizza a taglio, per poi raggiungere il parrucchiere a piedi.
Dopo aver fatto una foto alla tavola, abitudine irrinunciabile, Ariel aveva deciso di uscire a prendere un po' d'aria e un pezzo di pizza a taglio, per poi raggiungere il parrucchiere a piedi.
Passeggiava sempre volentieri, quando il sole splendeva, come nel caso di quel sabato.
Alle 14.55, prima di entrare nel salone, aveva provato a richiamare Massimo. Il cellulare aveva squillato a vuoto.
"Che si fottesse", aveva pensato Ariel, ora realmente infastidita.
Alle 14.55, prima di entrare nel salone, aveva provato a richiamare Massimo. Il cellulare aveva squillato a vuoto.
"Che si fottesse", aveva pensato Ariel, ora realmente infastidita.
Poi, si era ricomposta, ed aveva digitato il messaggio: "Stasera cena da me! Ti aspetto alle 20, porta il vino".
Poi, aveva fatto scivolare il cellulare in borsa.
Era pronta per il parrucchiere. Cinese, naturalmente: portando lo shampoo e il balsamo da casa, poteva assicurarsi una piega perfetta, a fronte di una spesa di pochi euro.
- fine prima parte -
- domani la seconda -
Tutti i contenuti presenti sul blog "scrivodacasa.blogspot.com" sono di proprietà di Ilaria Riccardi.
È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.
È vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore.
È permessa la condivisione tramite link ipertestuale.
Copyright © "scrivo da casa || racconti & spunti". Tutti i diritti riservati.
Commenti
Posta un commento